Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/61

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6i il vedesse tornare al Une suo. Empissi allora l’annua mia tanto, che essendo ivi moltitudine del popolo, non poteva vedere creatura per la dolce promessa fatta a me. Poi egli gionse, come uno agnello mansueto, e vedendomi cominciò a ridere, e volse cli

io gli facesse il segno della croce; e ricevuto il segno, dissi io giuso; alle nozze, fratello mio dolce, che tosto sarai alla vita durabile. Posesi giù con grande mansuetudine, ed io gli distesi il collo, e chinammi giù, c rammentalli il sangue dell’Agnello. La bocca sua non diceva se non Jesù e Catarina, e così dicendo ricevetti il capo nelle mani, mie, fermando l’occhio nella divina bontà’, e dicendo: Io voglio. Allora si vedeva Dio ed uomo, come si vedesse la chiarità del sole, e stava aperto e riceveva il sangue; nei sangue suo uno fuoco di desiderio santo dato e nascosto nell’ anima sua per grazia riceveva nel iuoco della divina sua carità. Poiché ebbe ricevuto il sangue ed d desiderio suo, ed elli ricevette l’anima sua, la quale mise nella bottiga aperta del costato suo pieno di misericordia, manifestando la prima Verità, c