Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/205

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riconciliazione. 199

     Tacer non posso, o sacre Muse, intanto,
     Come e con quanti officî e in quale obietto
     M’abbia Manlio giovato; onde non sia
55     Che co ’l fuggir de l’obliose etadi
     Tanta amistà chiugga ne l’ombre il tempo.
     A voi, Muse, il dirò; voi lo ridite
     Ai cento, a’ mille, e datemi che parli
     Ai posteri lontani il verso mio.
60     ...............
     Splenda il nome di Manlio ognor più vivo,
     E sovra a l’opra mia, che intatto il serbi,
     La tenue tela ordir non osi Aracne.

Ben voi sapete, o Dee, qual cura e quanta
65     La mutabil Ciprigna al cor m’inflisse,
     E a che punto pugnommi, allor che a pari
     De l’Etna, o de le Malie acque bollenti
     Fra l’Oëtèe termopili, il mio petto,
     Misero, ardeva ed in assiduo pianto
70     Si struggevan così questi occhi afflitti,
     Che n’avea triste e rugiadoso il volto.
     Qual da la cima d’un aereo monte
     Balza tra’ muschi e al sol s’irida e frange
     Un argenteo ruscel; giù per la fonda
75     Valle si volge ruïnoso, e in loco
     Folto di greggi e di pastor perviene:
     N’ha sollievo e delizia il viandante
     Che lasso e di sudor molle, alla sferza
     Grave del sol, che i campi aridi fende,
80     Durò lunga fatica; o qual tra un negro
     Turbine che le navi agita, quando