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di cennino cennini. 87



Capitolo CXXXIV.

Di che modo si mette l’oro in tavola.


Come viene tempo morbido e umido, e tu voglia mettere d’oro, abbi la detta ancona riversciata in su due trespoli. Togli le penne tue: e spazza bene; togli un raffietto, va’ con leggier mano cercando il campo del bolo. Se nulla puzza, e nocciolo o granellino vi fusse, mandalo via. Piglia una pezza di lesca di panno lino, e va’ brunendo questo bolio con una santa ragione. Ancora brunendolo con dentello, non può altro che giovare. Quando l’hai così brunito e ben netto, togli un migliuolo, presso a pieno d’acqua chiara ben netta, e mettivi dentro un’ poca di quella tempera di quella chiara dell’uovo. E se fusse niente stantìa, tanto è migliore. Rimescola bene in nel migliuolo con la detta acqua. Togli un pennello grossetto di vaio, fatto di puntole di codole, come dinanzi ti dissi; togli il tuo oro fine, e con un paio di mollette o vero pinzette piglia gentilmente il pezzo dell’oro. Abbi una carta tagliata di quadro, maggiore che ’l pezzo dell’oro, scantonata da ogni cantone. Tiella in man sinistra; e con questo pennello, con la man diritta, bagna sopra il bolio tanto, quanto de’ tenere il detto pezzo d’oro che hai in mano. E gualivamente bagna, che non sia più quantità d’acqua più in un luogo che in un altro; poi gentilmente accosta l’oro all’acqua sopra il bolio; ma fa’ che l’oro esca fuori della carta una corda, tanto che la paletta della carta non si bagni. Or, come hai fatto che l’oro tocchi l’acqua, di subito e presto tira a te la mano con la paletta. E se vedi che l’oro non sia in tutto accostato all’acqua, togli un poco di bambagia nuova, e leggieri quanto puoi al mondo.