Pagina:Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu/52

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12 trattato della pittura



Capitolo XVII.

Come tu dèi tingere la carta di cavretto, e in che modo la debbi brunire.


Quando tu vuoi tignere la carta di cavretto, convienti prima bagnarla con acqua di fontana o di pozzo, tanto diventi molliccica e morbida. Poi la ferma con bullette tirata su per una asse, a modo di carta di tamburo; e, per lo simile detto di sopra, le da’ la tinta a tempo. Se caso fosse che la carta bambagina o pecorina non fosse piana a tuo modo, piglia la detta carta, pigliala, e mettila in su un’asse di noce, o in su una prieta ben piana e pulita. Poi metti un foglio di carta bambagina, ben netto, sopra quella che hai tinta; e con pietra da brunire oro, brunisci con buona forza di mano; e così per questo cotal modo verrà morbida e pulita. Vero è che ad alcuni piace molto brunire pur su per la carta tinta, cioè che la pietra da brunire la tocchi e cerchi, perchè l’abbi un poco di lustro. Poi fa’ come a te piace: ma il primo mio modo è migliore. La ragione è questa: che fregando la pietra da brunire sopra la tinta, per lo suo lustro toglie il lustro dello stile quando disegni; ed eziandio l’acquerelle, che vi dái su, non vi appariscono sfumanti e chiare, come fa a modo detto in prima. Sed nihilominus, fa’ come tu vuoi ec.


Capitolo XVIII.

Come dèi tignere la carta morella, o ver pagonazza.


Ora attendi nel fare di queste tinte. Nel tignere le tue carte nel colore della morella, o vero pagonazza, togli per quella quantità di fogli che ho detto di sopra,