Pagina:Cesare Battisti - Gli Alpini, Milano, 1916.djvu/32

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26 Battisti: Gli alpini

sia assai spesso invisibile; superato un culmine, un altro si affaccia e un altro e un altro ancora; riesce a vincerla chi sa scrutarne le pieghe, i corrugamenti, la forma, e intuisce ove essa ammette libero varco, ove non tollera d’esser toccata; riesce a vincerla chi non ha paura del vuoto; chi sa adattarsi ai raggi cocenti del sole e alle notti gelide di tormenta; chi non ha la pazza voluttà di correre, ma la pervicace tenacia di salire lento, lento, ma continuamente; chi è parco e sobrio e sa misurare le proprie forze, chi non si sgomenta dell’ignoto, chi è pronto al sacrificio, chi le si avvicina con sentimento di solidarietà pei compagni di viaggio.

Vuole prudenza, resistenza, forza di adattamento, e son tutte queste le doti dell’alpino, reclutato quasi esclusivamente fra i montanari.

Dove un borghese, un cittadino, nuovo ai monti, muore di sete, il montanaro, frugando con l’occhio, scopre la sorgente. Dove altri si accascia nel dubbio di scegliere la strada, il montanaro procede sicuro, scruta le peste dei viandanti e degli animali; se c’è pericolo della valanga, su-