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| capitolo terzo | 123 |
banchetto, al quale, per sua confessione, intervennero circa mille convitati in platea e in palco scenico e circa mille spettatori nei palchi - afferma con piglio ironico che questo banchetto chiamossi convito nazionale e finisce per appellarlo il banchetto mostro; ma non già per nessun disordine che vi avvenisse. Che anzi lo storico papalino è costretto ad ammettere che il convito fu lietissimo, frugaXe e senza fasto il banchetto e che vi si osservò l’ordine il più perfetto. Un busto colossale di Pio IX, opera dello scultore Villa di Milano, posto sulla scena, sembrava fare gli onori del convito[1].
Vi recitarono componimenti in prosa o in versi lo Sterbini, Mattey Carlo di Viterbo, l’avv. Tommaso Zauli-Sajani di Forlì, tutti tre amnistiati politici, il Checchetelli e il Benai di Roma, il Salvoni di Iesi, il Del Frate di Milano, l’Orsi di Ravenna, e Ciceruacchio, levatosi col bicchiere in mano, in piedi vi improvvisò, cantando semplicemente e alla buona, la seguente ottava, salutata da fragorosissimi applausi:
Oggi per il gran Pio semo felici |
I discorsi e le poesie, tutte inspirate dal più caldo e puro patriottismo, sollevarono grande entusiasmo e applausi infiniti all’Italia e a Pio IX. Fu notata l’assenza dei nobili, scusata con un grande ballo dato, in quella stessa sera, in casa del principe Borghese; quell’assenza spiacque ai più caldi fra i convitati; giacchè molti patrizi, di quelli che erano o parevano liberali, erano stati pregati ad intervenire al banchetto; di che taluni dei banchettanti, usciti dal teatro Alibert si recarono - lo afferma lo Spada - sotto le finestre del palazzo Borghese ad effondere in fischiate il loro risentimento[3].
- ↑ Spada, op. cit., vol. I, cap. VII, pag. 127. Cf. con Ranalli, op. cit., vol. I, lib. I, pag. 57; con Saffi, op. cit., cap. II, pag. 58.
- ↑ A. Colombo, op. cit., § l, pag. 27 e 28; Giuseppe Benai, Memoria inedita sui banchetti patriottici di quei tempi, presso di me.
- ↑ G. Spada, op. cit., vol. I, cap. VII, pag. 123.