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Pagina:Ciceruacchio e Don Pirlone.djvu/311

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con S. E. il generale conte Ausperg»[1]. La causa d’Italia sarebbe stata, come si vede, bene affidata!

L’altro fatto, «che sembrerà incredibile, perchè accaduto in un tempo in cui non potea essere più inopportuno e più pericoloso»[2], fu questo che il gesuita padre Rossi, predicando, nella chiesa del Gesù, levò dal «pergamo un grido contro la Costituzione, asserendo non desiderarsi da tutti tal forma di Governo, e principalmente da coloro che vivono nella moderazione»[3].

L’onesto Spada, cosi scrupoloso razzolatore dei più sciocchi pettegolezzi che possano in qualsiasi modo tornare contrari al partito liberale, non fece motto affatto della proposta relativa al generale De Kalbermatten; e parlò soltanto dello scandalo del padre Rossi, cercando di attenuare la cosa per quanto gli era possibile, sebbene non osasse negarla assolutamente.

E il bello poi si è che, dopo tali provocazioni, le quali - lo ripeto - non manifestavano alla luce del giorno che una centesima parte di ciò che si operava nelle tenebre, gli storici papalini e i dottrinari van sulle furie perchè il popolo gridava: Abbasso i gesuiti! Morte ai gesuiti! Ma se i reverendi padri seminavano vento come dovevano non raccogliere tempesta?

Il giorno 4 marzo giunsero in Roma le prime confuse notizie della rivoluzione parigina del 24 febbraio, e subito ne fu un grande fermento; non fu che il 5 successivo che la novella fu accertata per i dispacci pervenuti all’ambasciatore francese conte Rossi.

Non descriverò i festeggiamenti e le manifestazioni popolari a cui quel gravissimo avvenimento diede luogo in Roma. La repubblica, sostituita alla dinastia orleanese in Francia, era un fatto che sopravveniva a mutare completamente l’indirizzo che, fino a quel momento, avevano avuto le cose italiane, anzi era un fatto che influirebbe a determinare un immediato mutamento

  1. Vedi Gazzetta di Roma del 14 febbraio, n. 21, e il Contemporaneo del 19 febbraio, anno II, n. 19.
  2. B. Grandoni, op. cit., pag. 144. Il quale di nuovo lamenta la «malaugurata predica e la non perdonabile imprudenza del padre Rossi» a pag. 168.
  3. Lo stesso, ivi; L. C. Farini, op. cit, vol. II, lib. III, cap. I; Contemporaneo del 14 marzo, anno II, n. 81; Pallade del 13 marzo, n. 191, e del 14 marzo, n. 192.