Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/109

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è sanza la grazia speciale di Dio, come si mosterrà di sotto, siccome mediante la grazia di Dio fingesi che andò Enea all’inferno, e santo Paolo, de’ quali è detto di sopra. Dirotti; io Virgilio, perch’io venni; a te, e quel che intesi, Nel primo punto, che di te mi dolve. Io era; cioè io Virgilio, tra color, che son sospesi; cioè rimossi dalle pene. E non si dee intendere a tempo; ma sempre: imperò che Dante finge che Virgilio e li altri poeti, e litterati uomini che non furono cristiani, fossono nel limbo ove non è pena, se non che sono sanza contentamento: imperò che non veggono Idio; e benchè questo volgare sospeso s’intende a tempo comunemente, propriamente qui si dee intendere per sempre. E Donna mi chiamò beata e bella; cioè me Virgilio, Tal che di comandare io la richiesi; cioè tal ch’io Virgilio la richiesi che mi comandasse. Discrivela poi com’era fatta dicendo: Lucevan gli occhi suoi più che la stella. Questa donna avea li occhi suoi più rilucenti che qualunque stella: imperò che sanza ristrignersi ad alcuna, dice più che stella. Per questa, che Dante figura qui donna, e che di sotto la nomina Beatrice, allegoricamente si dee intendere la sacra Teologia, la quale accompagnante con la grazia cooperante e consumante beatifica l’uomo, ammaestrandolo a conoscere et amare Idio, lo quale qualunque uomo perfettamente conosce quanto è possibile all’umana specie, sì l’ama perfettamente, e amandolo perfettamente è beato in questa vita per grazia, e nell’altra per gloria, e però ben li1 si conviene questo nome Beatrice; e questa sacra Teologia si può pigliare alcuna volta pur semplicemente per la sacra Scrittura; et allora non li si converrebbe questo nome Beatrice: imperò che molti sono stati già grandi teologi che sono stati dannati e non beatificati. E Beatrice si dice, perchè beatifica e puossi pigliare per la santa Scrittura accompagnata con la grazia cooperante e consumante, et allora se li conviene questo nome Beatrice: però ch’allora sempre beatifica colui in cui ella è. Sì la piglia ora lo nostro autore, e perch’ella coopera in alquanti uomini principalmente con la parte della ragione pratica, et inferiore dell’uomo, insegnandolo e facendolo prima uscire del vizio e venire alla virtù, e poi salire di virtù in virtù; la qual cosa significa la vita sensitiva attiva: però finge l’autore ch’ella movesse Virgilio ora, lo quale, come già è detto, tiene ragione pratica et inferiore, e questi; cioè Virgilio guida Dante; cioè la sensualità per l’inferno, e per tutto lo purgatorio infino all’entrata del paradiso terrestro: però che la ragione pratica basta a questo. E perchè poi quando l’uomo è esercitato nella vita attiva ella coopera con la

  1. Secondo la moderna grammatica il pronome che si riferisce a femina è le; ma gli antichi seguitando i Trovatori adoperavano li in ambi i generi, e codesto era uno scorcio del latino illi. E.
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