Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/194

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non ànno coscienzia di colpa, non ànno tormento di guai; ma ànno sospiri, imperò1 ànno desiderio di beatitudine e non ànno certa speranza: imperò che non ànno vera fede, la quale partorisce speranza vera, com’esposto fu di sopra cap. iv. nel suo luogo. Perchè lo desiderio è cagione de’ sospiri, si può dire che sieno tormentati da sospiri2 causati dal desiderio; sicché sono tormentati continuamente dal desiderio, sanza avere speranza che acquieti tale desiderio.

C. V - v. 4-15. In questi quattro ternari lo nostro autore manifesta il giudice che trovoe nel secondo cerchio, nominandolo e descrivendo lo suo uficio, e fa due cose: chè prima nomina il giudice e pone in somma l’uficio suo; nella seconda parte lo descrive più particolarmente, quivi: Dico, che quando ec. Dice prima: Stavvi Minos; cioè nel secondo cerchio, il quale Minos è giudice nell’inferno. Et in questo l’autore seguita Virgilio, che similmente lo pose giudice dell’inferno; e questa è fizione poetica, la quale dice che tre figliuoli di Giove; cioè Minos, Eaco e Radamanto, sono giudici nell’inferno. Di Minos e Radamanto dice Virgilio nell’Eneida nel vi; di Eaco dicono le tragedie. Questo Minos si dice figliuolo di Giove e d’Europa, e fu re di Creta, e fu di tanta giustizia in punire li mali, siccome dice Ovidio Metamorphoseos, nel vii et viii libro, mostrando quanto fu giusto in porre debita pena alli Ateniesi che li avevano morto il suo figliuolo Androgeo per invidia, straboccandolo3 della torre di Minerva; et in porre legge ai Cretensi e similmente a quelli d’Alcitoe che fu città del re Niso, lo quale traditte Scilla figliuola del detto re, portando il capo del padre a Minos e dandoli la città, benchè il poeta fingendo, dica lo capello dell’oro. La quale Scilla Minos cacciò via abominando e spregiando il gran male ch’avea commesso; cioè il patricidio e tradimento della propria città, per l’amore ch’avea posto al re Minos. E similemente in punire Dedalo, per cui ingegno trovò che la moglie sua; cioè la reina Pasife ebbe concezione del toro e fece lo Minotauro, mentre che il re Minos fu assente per vincere li Ateniesi; benchè la verità di questa fizione fosse che la reina per mezzo di Dedalo ingravidò del cancelliere del re4, ovvero sacerdote, che avea nome Tauro, e nacquene uno figliuolo che chi lo reputava figliuolo del re Minos, e chi del cancelliere; e però fu chiamato Minotauro. Lo quale fingono li poeti che fosse fiera ferocissima, e che lo re Minos lo facesse rinchiudere nella prigione che fece Dedalo, che si chiamava laberinto, che chi v’entrava non ne sapesse uscire; e che poi Teseo figliuolo del re Egeo d’Atene mandato in Creta, secondo la legge che

  1. C. M. imperò che ànno
  2. C. M. sospiri carnali per lo desiderio;
  3. C. M. precipitandolo
  4. C. M. cavalieri del re,