Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/351

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[v. 52-66] c o m m e n t o 307

cria: imperò che della fede o vero dire amore special, nasce la fede: imperò che vedendosi amare l’uomo si fida, Onde nel cerchio minore; cioè nono et ultimo, ove è il punto Dell’universo; cioè centrale, non della terra; ma Dell‘universo; cioè di tutti li cerchi de’ cieli; e questo dice notantemente, per verificare la fizione che porrà di sotto della terra, che essa venisse più su verso il nostro emisperio per fuggire lo Lucifero, quando cadde dal cielo. in su che Dite; cioè Plutone, secondo li poeti; lo quale è Lucifero, secondo la fizione dell’autore, siede: imperò che l’autor finge che Lucifero, quando cadde venisse in fine al centro e qui si fermasse: imperò che le cose gravi non possono andare, se non infìno al centro. Qualunque trade; cioè ciascuno che usa fraude contra colui che si fida, che si chiama tradire, in eterno è consunto; cioè punito nel cerchio nono et ultimo dove è il Lucifero; dice in eterno: imperò che mai non à fine la pena sua, e ponsi eterno; perpetuo 1. E qui finisce la prima lezione.
     Et io: Maestro, ec. Questa è la seconda lezione del canto, nella quale l’autor muove dubbio a Virgilio, poi che dichiarato è lo processo dei cerchi che à a passare, de’ cerchi passati e d’alcuno detto di Virgilio nel passato, e lo processo del suo cammino; e dividesi questa lezione tutta in cinque parti: imperò che prima Dante, commendando la divisione fatta di sopra da Virgilio, li domanda dichiaragione perchè li peccati che si puniscono nelli primi quattro cerchi, non si puniscono dentro alla città Dite; nella seconda pone che Virgilio li rende la ragione di ciò, quivi: Et elli a me; nella terza si pone come Dante domanda dichiaragionc d’uno detto di Virgilio, posto nella lezione passata, quivi: O Sol, che sani; nella quarta si contiene la dichiaragione di Virgilio, quivi: Filosofia, mi disse, ec.; nella quinta si contiene il conforto di Virgilio al processo del cammino, quivi: Ma seguimi ec. Divisa la lezione, ora è da vedere la sentenzia litterale, la quale si continua così:
     Poi che Virgilio ebbe distinti li tre cerchi, li quali Dante avea a cercare, Dante commendando la sua distinzione, muove uno dubbio, dicendo: Maestro, assai chiara procede la tua ragione et assai ben distingue questa voragine e li peccatori che ci sono; ma dimmi quelli della palude Stige; cioè iracundi et accidiosi: e quelli che mena il vento; cioè li lussuriosi: e quelli che batte la pioggia; cioè li golosi: e quelli che si scontrano con sì aspre lingue; cioè prodighi e li avari, perchè non sono puniti d’entro alla città Dite, se Idio gli à in ira? E se non gli à, perchè sono in quelli tormenti? A che Virgilio risponde, riprendendo Dante d’essersi partito l’ingegno suo dalla sottilità usata, o da vedere 2 la mente dirizzata ad

  1. C. M. e puosi eterno per perpetuo.
  2. C. M. o d’avere la mente