Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/388

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344 i n f e r n o

19Che tu verrai nell’orribil sabbione,
      Però riguarda bene, e sì vedrai1
      Cose, che torrien fede al mio sermone.2
22Io sentia trarre da ogni parte guai,3
      E non vedea persona, che il facesse:
      Per ch’io tutto smarrito m’arrestai.
25Io credo, ch’ei credette, ch’io credesse,4
      Che tante voci uscisser tra que’ bronchi
      Da gente, che per noi si nascondesse.
28Però, disse il Maestro, se tu tronchi
      Qualche fraschetta d’una d’este piante,
      Li pensier ch’ài si faran tutti monchi.
31Allor pors’io la mano un poco avante,
      E colsi un ramiscello da un gran pruno,5
      E il tronco suo gridò: Perchè mi schiante?6
34Da che fatto fu pien di sangue bruno,7
      Ricominciò a gridar: Perchè mi sterpi?8
      Non ài tu spirto di pietade alcuno?
37Uomini fummo, et or siam fatti sterpi:
      Ben dovrebb’esser la tua man più pia,
      Se state fossimo anime di serpi.9
40Come d’un stizzo verde, ch’arso sia
      Dall’un de’ capi, che dall’altro gieme,10
      E cigola per vento che va via;

  1. v. 20. e lì vedrai
  2. v. 21. Torrien; torrebbero, terminazione derivata dalla terza persona singolare torrie. Torrie è la stessa che torria; cangiato in e l’a finale, perchè somigliasse alla cadenza degli altri tempi. E.
  3. v. 22. C. M. Io sentia d’ogni parte traer guai,
  4. v. 25. credesse. In antico finivano in e le due prime persone singolari dell’imperfetto nel congiuntivo, siccome tuttavia profferisce il popolo toscano. E.
  5. v. 32. C. M. E tolsi un ramuscello
  6. v. 33. C. M. E il broncon suo
  7. v. 34. C. M. fu fatto poi di sangue
  8. v. 35. C. M. mi scerpi?
  9. v. 39. C. M. Se stati fussemo
  10. v. 41. C. M. dall’altro geme,