Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/63

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c a n t o    i. 19

46Questi parea che contra me venesse
     Con la testa alta, e con rabbiosa fame;
     Sì che parea che l’aer ne tremesse:
49Et una lupa che di tutte brame
     Mostrava carca nella sua magrezza,1
     E molte genti fe già viver grame:
52Questa mi porse tanto di gravezza
     Con la paura ch’uscia di sua vista,
     Ch’io perdei la speranza dell’altezza.
55E quale è quei, che volentieri acquista,
     E giugne il tempo che perder lo face,
     Che in tutti suoi pensier piange e s’attrista;
58Tal mi fece la bestia sanza pace,
     Che venendomi incontro a poco a poco,
     Mi ripingeva là dove il Sol tace.
61Mentre ch’io ruinava in basso loco,
     Dinanzi alli occhi mi si fu offerto2
     Chi per lungo silenzio parea fioco.
64Quando vidi costui nel gran diserto,
     Miserere di me, gridai a lui,
     Qual che tu sia, o ombra, o uomo certo.
67Risposemi: Non uomo, uomo già fui,
     E li parenti miei furon Lombardi,
     Mantovani per patria ambidui.
70Nacqui sub Julio, ancor che fosse tardi,
     E vissi a Roma sotto il buono Augusto,
     Al tempo delli Idii falsi e bugiardi.3

  1. v. 60. Sembrava carca.
  2. v. 62. alli occhi miei si fu offerto.
  3. v. 72. Riteniamo volentieri l’ortografia de’ nostri codici che ne danno sempre le voci Idio, Idei col d scempio, e la ragione si mostrerà aperta, quando si consideri che gli antichi aggiugnevano un I al nome Dio per eufonia. E.