Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/64

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20 i n f e r n o

73Poeta fui, e cantai di quel giusto
     Figliuol d’Anchise, che venne da Troia,
     Poi che il superbo Ilion fu combusto.
76Ma tu, perchè ritorni a tanta noia?
     Perchè non sali il dilettoso monte,
     Che è principio e cagion di tutta gioia?
79Or se’ tu quel Virgilio, e quella fonte,
     Che spandi di parlar sì largo fiume?
     Risposi a lui con vergognosa fronte.
82O delli altri poeti onore e lume,
     Vagliami il lungo studio e il grande amore,
     Che m’àn fatto cercar lo tuo volume.
85Tu se’ lo mio maestro e il mio autore:
     Tu se’ solo colui, da cui io tolsi
     Lo bello stilo che m’à fatto onore.
88Vedi la bestia, per cui mi rivolsi:
     Aiutami da lei, famoso e saggio,
     Ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi.
91A te convien tener altro viaggio,
     Rispose, poi che lagrimar mi vide,
     Se vuoi campar d’esto loco selvaggio:
94Chè quella bestia, per la qual tu gride,
     Non lascia altrui passar per la sua via;
     Ma tanto lo impedisce che l’uccide:
97Et à natura sì malvagia e ria,
     Che mai non empie la bramosa voglia,
     E dopo il pasto à più fame che pria.
100Molti son li animali a cui s’ammoglia,
     E più saranno ancora, infin che il veltro
     Verrà, che la farà morir con doglia.