Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/778

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734 i n f e r n o

22Allor disse il Maestro: Non si franga1
      Lo tuo pensier da qui inanzi sovr’ello:
      Attendi ad altro; et el là si rimanga;
25Ch’io vidi lui appiè del ponticello
      Mostrarti, e minacciar forte col dito,
      Et udi’l nominar Geri del Bello.2
28Tu eri allor sì del tutto impedito
      Sovra colui che già tenne Altaforte,
      Che non guardasti in là, sì fu sparito.3
31O Duca mio, la violenta morte,
      Che non gli è vendicata ancor, diss’io,
      Per alcun che dell’onta sia consorte,
34Fece lui disdegnoso; ond’el sen gìo
      Sanza parlarmi, sì com'io stimo,
      Et in ciò m’à el fatto assai più pio.4
37Così parlammo infino al luogo primo,
      Che da lo scoglio l’alta valle mostra,
      Se più lume vi fosse, tutto ad imo.
40Quando noi fummo in su l’ultima chiostra5
      Di Malebolge, sì che i suoi conversi
      Potean parere alla veduta nostra,
43Lamenti saettaron me diversi,
      Che di pietà ferrati avean li strali;6
      Ond’io li orecchi con le man copersi.
46Qual dolor fora, se delli spedali7
      Di Valdichiana tra luglio e il settembre,
      E di Maremma e di Sardigna i mali

  1. v. 22. C. M. pianga
  2. v. 27. C. M. E viddil nominar
  3. v. 30. fu partito.
  4. v. 36. m’à el fatto a sè più pio.
  5. v. 40. C. M. Quando poi
  6. v. 44. C. M. Che di pianti
  7. v. 46. Fora; sarebbe. Nell’imperfetto congiuntivo del verbo primitivo si disse io fore o fora; forano, seguitando i Latini che in cambio di essem, esses usavano anche forem, fores. E.