Pagina:Commedia - Inferno (Imola).djvu/19

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DI BENVENUTO RA.MBALDI VII luto (lai tempi che correvano, oltre la celebrità di chi leggeva: imperocché Dante morto da poco tempo aveva co’ suoi carmi mantenute le passioni bollenti, ed in Bologna erano le stesse fazioni che in Fiorenza: il governo della città licenzioso: il popolo ad ogni moto concitabile: eredità di oltraggi e di vendette: la fama o la infamia degli avi e nipoti perpetuata nel Poema che si leggeva. Anche adesso, tolti gP interessi individuali, di famiglia, di patria, di fazioni, e scorsi già cinque secoli, la lettura di Dante imprime terrore. Aveva T Allighieri profondamente meditato sulla Bibbia: aveva da lei tolta la forma delle visioni, forma a quei tempi la più efficace, popolare e quasi religiosa pel timore del finimondo: forma resa italiana, chiamata dantesca equivalente a sublime e che mette e metterà forse in avvenire la disperazione di aggiungerla. Dieci anni durarono le lezioni universitarie, e certamente fino al 1376, mentre abbiamo dal Tiraboschi, che Benvenuto in detto anno avvisasse il Cardinal Legato di un grave disordine universitario. Da questa lettura ebbe origine il più ampio commento della intera Divina Commedia, primo che fosse compiuto, giacché il Boccaccio non lesse in Fiorenza che parte della prima Cantica dell'Inferno. Ad eccitamento poi del Petrarca ridusse a commentario le stesse lezioni, come ne accerta Benvenuto