Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/498

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       482 p a r a d i s o   xvi. [v. 137-147]   

Fiorenza, poi che la morte, fatta a quello ponte, fu cagione de la divisione di Fiorenza, Vittima; cioè sacrificio, in su la sua pace postrema; cioè in sul fine della pace di Fiorenza ben si conveniva fare sacrificio a Marte in su la pietra sua, che è iddio di battaglie: imperò che questo doveva essere principio delle battaglie cittadinesche di Fiorenza. E questa fu la cagione, per che Iddio non concedè messer Buondalmonte ad Ema quando prima venne a la città o vero lui al fiume detto di sopra: imperò che si dovea finire la pace cittadinesca et incominciare la guerra, per punire li Fiorentini che erano sì cresciuti ne la loro superbia che Iddio non li volse più sostenere, sicchè ben si conveniva fare sacrificio a Marte, poi che Marte li doveva signoreggiare. E questo finge l’autore che ’l detto spirito parli con indignazione.

G. XVI — v. 148-154. In questi due ternari et uno versetto lo nostro autore finge come messer Cacciaguida continuò e finitte lo suo parlare, dicendo così: Con queste genti; cioè le quali io òne contato a te Dante, e con altre con esse; cioè oltra queste, che io ò contate, Vidd’io; cioè io Cacciaguida viddi, Firenze 1; cioè la nostra città, in sì fatto riposo; cioè in sì fatta pace e tranquillità, Che non avea cagion; cioè Fiorenza, unde; cioè per la quale, piangesse; cioè si dolesse, o vero si lamentasse. Con queste genti; cioè le quali sono contate, vidd’io; cioè Cacciaguida, glorioso Et iusto ’l popul suo; cioè di Fiorenza, tanto; cioè glorioso et iusto, che ’l giglio; che è la ’nsegna del populo, cioè lo giglio vermiglio nel campo bianco; ma anticamente era lo giglio bianco nel campo vermiglio, Non era in asta mai posto a ritroso; cioè ne li gonfaloni che si metteno nell’aste: imperò che non erano sconfitti ne le battaglie, come sono stati poi, Nè per division fatto vermiglio; cioè non era lo gillio, che al mio tempo era bianco nel campo vermiglio, fatto ancora vermiglio nel campo bianco; e questo fu al tempo dello ’mperadore Federigo nel 1250, quando elli assediò Faenza. Erano in composizione li Fiorentini co lo imperadore che, quando facesse oste, lo comune di Fiorenza li dovesse mandare 50 cavalieri che stessono al suo servigio a le spese del comune; e pertanto, quando era ad assedio a Faenza, mandò a’ Fiorentini che li mandasseno li cavalieri che doveano; unde lo comune fece comandare ai Buondalmonti che di loro v’andassono 25 cavalieri, e così feceno comandare a li Uberti che di loro v’andasse anco 25; e li Buondalmonti si diliberorno di non andare con li Uberti sotto una bandiera 2. E saputo

  1. C. M. Fiorenza; cioè la nostra città così nominata da Fiorino consule de’ Romani, che moritte combattendo Fiesuli, secondo che dice Giovanni Villanni nella sua Cronica, in sì fatto
  2. C. M. sotto una insegna.