Pagina:Commedia - Paradiso (Imola).djvu/16

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paradiso


Venir vedraimi al tuo diletto legno, E coronarmi allor di quelle foglie, Che la materia e tu mi farai degno. 27 Si rade volte, padre, se ne coglie, Per trionfare o Cesare o poeta, (Colpa e vergogna dell’ umane voglie) 30 Che partorir letizia in su la lieta Delfica Deità dovria la fronda Penea, quando alcun di sè asseta. 33 Poca favilla gran fiamma seconda: Forse di retro a me con miglior voci Si pregherà, perché Cirra risponda. Surge ai mortali per diverse foci La lucerna del mondo; ma da quella, Che quattro cerchi giugne con tre croci, 39 Con miglior corso, e con migliore stella Esce congiunta, e la mondana cera Piiì a suo modo tempera e suggella. 42 Fatto avea di là niane e di qua sera Tal foce quasi, e tutto era là bianco Quello emisperio, e l’altra parte nera, Quando Beatrice in sul sinistro fianco Vidi rivolta, e riguardar nel sole: Aquila sì non gli s’affisse unquanco. 48 E sì come secondo raggio suole Uscir del primo, e risalire insuso, Pur come peregrin che tornar vuole; Così dell’atto suo, per gli occhi infuso Nell’immagine mia, il mio si fece, E fissi gli occhi al Sole oltre a nostro uso. Molto è licito là, che qui non lece