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paradiso


tempo de’romani, sarebbe materia di trionfo, giacché i nemici della fede tengono oppresso quasi i’ intero Oriente e tutta Terra Santa, di che Dante altamente si duole, come in appresso. I romani ebbero più di trecento trionfi, e per tacere degli altri, ricorderemo quello di Tito, amore di tutti, quando trionfò di Gerusalemme, del qual trionfo niun altro fu, o sarà mai per esser maggiore secondo Giuseppe nelle guerre giudaiche. Il trionfatore stava su di un carro tirato da quattro cavalli, ed entrava in città vestito della tunica di Giove, al dire di Ovidio. Gli schiavi precedevano il carro trionfale. Il Senato ed il popolo romano fra i plausi e le grida gli andavano incontro o poeta ma ora menasi trionfo senza guerra di sorta alcuna. E qui basti, che de’ trionfi di Cesare, di Scipione e di Augusto si disse nel Purgatorio, ed altri saran ricordati più avanti. Dante mette insieme Cesare e poeta perché la scienza rende spettabile ogni nobiltà di grado, e le lettere e le armi formarono la prima passione de’greci e de’ romani, Scipione Africano cupidissimo di fama, amò e predilesse i poeti de’ tempi suoi, ed in modo singolare Ennio, che lo teneva compagno, e testimonio sempre dappresso, e nel doppio trionfo della vinta Cartagine condusse seco al Campidoglio, e 1’ immagine del poeta fece scolpire nel proprio sepolcro, e del fratello. Ma Scipione era degno di un Omero, non di sì mediocre poeta, del quale si conta che Virgilio dicesse scelgo I oro dall immondezzaio di Ennio Augusto, di cui non si vide, o vedrassi maggiore, fu egli stesso poeta sommo, ed i poeti amò ed onorò: ed al suo tempo fiorirono Virgilio, Marco, Varo, Orazio Fiacco, Ovidio Nasone, Quintilio, Cornelio Gallo, Asinio Poilione, e molti altri. Aristotile trae i’ origine della poesia dalla prima nobiltà, e dice che fiorì nella Grecia prima della