Pagina:Commedia - Paradiso (Imola).djvu/35

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canto


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spressione del gaudio, e trasporta le anime dov’ è maggiore la soavità, e quindi al cielo: essa alevia il peso delle cure, diminuisce i mali, lenisce i tormenti. I pitagorici studiavano tutti qualche cantilena mossi dal principio che 1’ unione dell, anima col corpo sia un’armonia. Democrito faceva la dimostrazione della pulsazione del cuore ad Ippocrate coll’armonia. La musica scacciò i demoni dal re Saulle, che al canto di David mostravasi meno agitato dallo spirito maligno. Pitagora sostenne essersi il mondo fabbricato colla musica, ed anche governato con essa. Boezio scrive—apparve la musica tanto a noi naturalmente congiunta che non possiamo stare senza di lei: è condimento dell’ arte, soavità dell’ animo, giocondità di laudi, giubilodidevozione,azionedi grazie, fuga dei demoni, esercizio degli angeli. — Dante entrando nel cielo con Beatrice la udì più soave e perfetta, che non l’aveva udita nel Purgatorio in compagnia di Virgilio. Parve tanto allor del Cielo acceso de la fiamma del Sole mi parve tanta parte del cielo essere irradiata da quel sole che piogia o fiume non fece lago alcun tanto disteso che pioggia, gonfiando fiume, non formò mai lago più esteso di quello. La aovita del sono Aristotile sostiene non essere musica in cielo, ed allora convien ritenere, che per musica Dante esprimer voglia l’armonico moto delle sfere ed altri corpi celesti. E se anche volesse esprimere il vero suono musicale avrebbe scusa in Pitagora, Platone, Tullio e Macrobio, quest’ultimo commentatore di Tullio nel sogno di Scipione, che insieme a Calcidio commentatore di Platone nel Timeo sostengono ed accertano la musica in ‘ielo. Alberto Magno deduce con molti argomenti 1’ oppostoe I grande lume maggiore di ogni altro veduto m accese,un desio di br cagion mi accese smania di conoscerno la cagione mai non sentito di cotanto