Pagina:Commedia - Paradiso (Imola).djvu/37

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canto


1. 27

coli: scorre brevissima vita auspicata dal pianto: inquieto, avido di ricchezze e di gloria, in timore della morte, ci tenta di darla altrui con ludibrio e tormento. Quante volte i pidocchi rosero la carne de’ re, e succhiarono il sangue degi’ imperatori? Quanti credettero il maggior bene appena nati esser morti? Dall’ altra parte Dante considerava la sublimità dell’uomo pd suo intelletto. Se natura provvide gli animali di dura pelle, di unghie, di corna, provvide l’uomo di un riparo inarrivabile, dell’intelletto. Gli animali hanno i rimedi dell’uomo. L’elefante, il cammello, il bue, il cavallo invecchiando si sprezzano, e colla morte entran nel nulla. All’ uomo solo è dato di far venerabile la vecchiaia, felice e gloriosa la morte, che Io trasporta, ma non lo estingue. Se gli altri animali hanno tanti mezzi di conservazione e difesa, 11 Creatore pose nella testa umana due occhi capaci ad esprimere per sè stessi i segreti dell’anima, gli accordò la parola, lo donò di ragione: con questi si rese soggetto il creato: domò le fiere, trasse il bue alle proprie comodità sotto del giogo, ed il cavallo sotto del freno. Coll’intelletto aduoque comandò a tutte le cose, e vivendo, venne così a godere del frutto della grazia, chiaro per virtù fra gli uomini, e per secoli venturi, beato infine nel cielo. sio fui del primo dubio disvestito s’io fui chiarito del primo mio dubbio per le sorrise parolete brevi di Beatrice, che brevemente, e sorridendo gli aveva risposto piu fu io irrectito più fui come da rete aviluppato dentro ad un novo in un nuovo dubbio e dissi gia contento di grande ammiration requievi mi contentai della maraviglia dell’ immensa luce e suono ma io amiro ma io più mi maraviglio com io trascenda questi corpi levi come io vestito di carne passi sopra a questi lievissimi corpi celesti. Il cielo non è nè caldo, nè freddo, non secco, non umido, non leggiero, non grave come gli elementi a lui