Pagina:Commedia - Paradiso (Imola).djvu/44

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paradiso


Giunto mi vidi, ove mirabil cosa Mi torse il viso a sè; e però quella, Cui non potea mia cura essere ascosa, 27 Volta ver me sì lieta come bella: Drizza la mente in Dio grata, mi disse, Che n’ ha congiunti con la prima stella. 30 Pareva a me, che nube ne coprisse Luo.da, spessa, solida e pulita, Quasi adamante che lo Sol ferisse. Per entro sè I’ eterna margherita Ne ricevette, com’ acqua recepe Raggio di luce, permanendo unita. S’ io era corpo, e qui non si concepe, Come una dimensione altra patio, Ch’ esser convien se corpo in corpo repe, 39. Accender ne dovria più il disio Di veder quella essenzia, in che si vede Come nostra natura e Dio s’ unio. 42 Lì si vedrà ciò che tenem per fede, Non dimostrato, ma fia per sè noto, A guisa del ver primo che i’ uom crede. 4’ lo risposi: madonna, sì devoto, Quant’ esser posso più, ringrazio Lui, Lo qual dal mortal mondo m’ ha rimoto. 48 Ma ditemi, che sono i segni bui Dì questo corpo, che taggiuso in terra Fan di Cain favoleggiare altrui’ 51 Ella sorrise alquanto, e poi: s’ egli erra L’opinion, mi disse, dei mortali, Dove chiave dì senso non disserra, 54 Certo non lì dovnen punger li strati Digitized by oog1e