Pagina:Commedia - Paradiso (Imola).djvu/571

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canto XXXIII. 561

chio cotanto chiaro nel qual sole non può l′occhio umano arrivare molt’oltre, nè mai tanto quanto la Vergine Maria.

Et io che al fine di tutti desii appropinquava ed io che mi avvicinava a veder Dio, in cui si quietano tutti i desideri ed i voti finii l ardor dei desiderio si com io doveva prossimo al fine di tutte le cose non doveva, o poteva altro desiderare. Bernardo mi accennava e sorridea perch io guardassi suso san Bernardo sorridendo per la grazia ch’io aveva ricevuta di giungere a tanta altezza, mi faceva cenno acciocchè alzassi gli occhi a Dio ma io era gia piu steso tal quale el votea ma io li aveva già alzati siccome egli voleva che la mia vista venendo sincera e piu e piu intrava per lo raggio de la luce alta che e vera da se perciocchè la mia vista diventando pura e chiara a mano a mano che cresceva per la divina grazia infusami, penetrava nella immensa luce divina, che ha la verità di sua esistenza in sè medesima. il mio veder fu maggior da quinci innanzi la mia vista quindi si fece più acuta sempre che l mio parlare dimostra che a tal vista cede del mio discorso che non può arrivare a tal vista e cede la memoria a tanto oltraggio e la memoria cede a tanto soperchio, ossia la memoria è superata dalla grandezza ed altezza della cosa ch’io vidi. L’ uomo può intendere di più di quanto possa dire o ricordare di Dio, perche appressandosi ai suo desir nostro intellecto si profunda tanto che detro la memoria non po ire come fu detto altra volta.

Io son cotal rammentando quelle cose quale colui che vede sognando come chi le ha viste in sogno e la passione impressa rimane dopo il sogno e conserva dopo il sonno la impressione del sogno e l altro a la mente non rede ma la specialità delle cose sognate non torna alla memoria che quasi tutta cessa mia visione perchè mancata quasi in-

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