Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/96

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   86 p u r g a t o r i o   iv. [v. 58-75]

lare, andò a vedere chi era e trovò gente assai, quive: Al suon di lei ec.; ne la quinta finge che una di quelle anime li parlasse e come le 1 ricognove, quive: Allor si volse ec.; ne la sesta finge come quella anima li risponde a la riprensione che Dante li avea fatta, quive: Et elli: O frate; ne la settima finge che Virgilio solliciti del cammino, montando al terso balso, mostrando lo corso del tempo, quive: E già il Poeta inanzi ec. Divisa la lezione, ora è da vedere l’esposizione del testo co l’allegorie, o vero moralitadi.

C. IV— v. 58-75. In questi sei ternari lo nostro autore finge che Virgilio s’avidde del suo dubbio, e che elli liel dichiarò, dicendo così: Ben s’avidde il Poeta; cioè Virgilio, e non sensa cagione lo chiama qui Poeta; cioè per dimostrare che in questo seguitò la poesi di Virgilio dove elli nel 1.° 2 de la sua Georgica dice: Qainque tenent cœlum zonœ, e massime quando dice, Hic vertex nobis semper sublimis; at illum Sub pedibus Styx atra videt, manesque profundi ..... Illic, ut perhibent, aut intempesta silet nox Semper, et oblenta densantur nocte tenebrœ; Aut redit a nobis Aurora, diemque reducit; Nosque ubi primus equis oriens afflavit anhelis, Illic sera rubens accendit lumina Vesper. E perchè Virgilio puose qui questa sentenzia dell’altro emisperio, però lo chiama Poeta, perchè elli lo seguita come poeta; et è qui da notare che alcuna volta l’autore lo chiama Virgilio, quand’ei lo pillia per la ragione poetica; alcuna volta Poeta, quando seguita la sua poesi secondo la lettera come avale; alcuna volta Maestro, quando seguita lo suo modo del fingere; et alcuna volta Duce o per simili vocabuli, quando lo pone per la ragione .... E chiamalo qui Poeta, perchè lo induce a rispondere secondo la poesi, in quanto dice di Castor e Polluce e di tre altre finzioni poetiche oltra la sua, come appar nel testo. E perchè qui l’autore àe fatto menzione di tre finzioni poetiche, mosterrò 3 brevemente unde venne questo errore et unde ebbe principio; e perciò debbiamo sapere che Giove terso, che fu lo primo 4 filliuolo di Saturno re di Creta, fu ricchissimo re e larghissimo e cupido di fama e con questo molto lussurioso; e per aver fama incominciò ad essere benefico alli omini scientifici, dando grandissime provigioni, unde costoro incominciorno a dire che era lo loro iddio, e l’uno a prova dell’altro più lo magnificava, intanto che lo finseno iddio dell’universo. E per fare verisimile la sua finzione, incomincionno a fingere che Saturno era stato iddio e così tutta la sua origine, e ciò che era stato fatto per li altri 5 Giovi che erano stati innanti a lui o per lui umanamente, incomincionno ad attribuire a lui, e fìnge fatto sopra natura, come appare in que-

  1. C. M. lo ricognove,
  2. C. M. nel secondo della sua
  3. C. M. mostrerò
  4. C. M. lo decimo filliuolo
  5. C. M. altri due Giovi