Pagina:Commedia - Purgatorio (Tommaseo).djvu/88

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72 PURGATORIO ANNOTAZIONI ASTRONOMICHE DEL P. G. ANTONELLÌ. «.... Ve* che non par che luca Lo raggio da sinistra.» (T. 2.) Vuol farci inlemdere che riprese il cammino ascendente col sole a destra, e perciò aveva l’ombra a sinistra, e la fronte volta a ponente. «Vapori accesi non vid’io sì tosto.» (T. 13.) Credo anch’io con parecchi dei comentatorl, che abbiasi a intendere: Io non vidi mai vapori accesi fendere sì tosto il sereno aere di prima notte, né nuvole d’agosto, calando il sole... manifesta V opinione che tanto il fenomeno delle stelle cadenti, quanto il frequente e silenzioso lampeggiare in seno alle nuvole nel pomeriggio di caldissima giornata di estale, provenga da accensione di vapori. Che tale opinione manchi d’appoggio nella verità si è saputo soltanto dopo cinque secoli; ma è mollo ingegnosa; e alle stelle cadenti accenna più rettamente di quel che parrebbe fare il suo maestro Virgilio, se intendessersi que’versi alla lettera: >aepe etiam stellas, vento impendente, videbis Praecipites coelo labi, noctisque per umbram Flammarum longos a tergo albescere tractus. Pare che fossero stelle per Virgilio (quando però non si creda ch’egli usi una locuzione popolare, non la affermando come dottrina, al modo cheli Galileo stesso diceva: Sorgere e cader del sole); erano vapori accesi per Dante; per noi di presente corpi ponderabili, bolidi aeroliti circolanti nello spazio, ubbidienti alle leggi della gravitazione come tulli gli astri, e incontrati dalla terra nel suo movimento annuo; nell’atmosfera della quale, trovando una resistenza per la grande loro velocità^, si riscaldano fortemente, s’iuftammano e talvolta esplodono. Quanto alTallro fenomeno, che oggi sappiamo essere di natura elettrica, come la folgore, il nostro Poeta lo riguardò come distìnto non si sentendoli fragore che segue al lampo di un fulmine: ma non s’ingannò pensando che il calorico vi avesse gran y)arte. Osservisi come al Poeta non isfuggano neppure le specie e le gradazioni di uno stesso fenomeno, parlando egli de’ baleni folgoranti al XXXll del Purgatorio, e al I del Paradiso, accoppiando in modo distinto e propriissimo le due voci: dentro al vivo seno Di quello incendio, tremolava un lampo Subito e spesso, a guisa di baleno. «Ben sai come nell’aèr si raccoglie.» (T. 37.) In questa e nelle tre seguenti terzine é da ammirare la retta cognizione del Poeta circa alle cause della pioggia, richiamando specialmente il vajiore acqueo, l’abbassamento di temperatura, il vento eia prossimità di grandi montagne. Ed è pure dottrinalmente Insieme e poeticamente descritto quel che concerne le piene fluviali, nelle terzine seguenti.