Pagina:Commemorazione di Paolo Ferrari.djvu/26

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24 COMMEMORAZIONE

che scossa di gioia febbrile in quello spirito cui già pareva di ricominciar la battaglia! Era bastato quel riso di sole per fugare il dubbio dallo spirito di lui, la cui esistenza era stata tutta quanta una battaglia contro il dubbio combattuta: di lui, che era entrato nell’arte non a suon di oricalchi, come sognano di entrarvi tanti giovani poeti, ma sudando, ma conquistando palmo palmo il terreno, ma sforzando le porte vietate: di lui, che avea durato due anni prima di veder resa giustizia al suo Goldoni; che se l’era veduto da Gustavo Modena respingere, da Gustavo Modena che gli scriveva promettendogli la sua ammirazione a patto che tra loro due non sorgesse mai lo spettro di un lavoro da rappresentare!

Deh come oggi Ferrari avrebbe diritto di sorridere di quei giovani nostri colleghi che, ai primi passi nell’arte, per il primo ostacolo empiono l’aria di lamenti, e si drappeggiano nel manto del genio incompreso, se subito per loro la fama non dia fiato alle trombe, e chiaman dura la battaglia prima di averla conosciuta!

Ma è a questo esempio di costanza tenace, confortata dall’ultima vittoria, dall’ultima gioia, che io amo fermarmi: perchè io non conosco nulla di più bello del sacerdozio dell’artista che paga coll’esempio e di persona, e documenta le sue tesi colle virtù della sua vita. È a questo esempio che io amo fermarmi, perchè io non conosco nulla di più alto del poeta e del soldato che cadendo si aggrappa alla