Pagina:Compendio del trattato teorico e pratico sopra la coltivazione della vite.djvu/45

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Bernard de Palissy nel suo Trattato sull’agricoltura parla di una vite, da lui visitata, ch’era carica a morire.

«Fui qualche volta alle isole di Xaintonge, dove vidi una vite carica di frutti più delle altre, e ricercando la ragione, mi risposero ch’era carica a morire: allora, chiestane l’interpretazione, dissero che aveva più rami del solito, perchè si voleva cavarla dopo il raccolto, e che altrimenti non si sarebbe permesso, che si caricasse cotanto. Il che vale a dire lo stesso, che queste viti se si lasciassero fare ciò che vogliono, si amazzerebbero a forza dell’abbondanza de’ frutti, che produrrebbero.»

La natura dando alla vite dei pampinarj, pare indicarci il bisogno, che à questa pianta di essere sostenuta, e la necessità di levare i suoi rami carichi di grappoli, che altrimenti ramperebbero sulla terra. Questi diversi sostegni portano il nome di pali, di carniers, o di bronconi: questi sono ordinariamente pezzi di quercia di un pollice quadrato, lunghi tre piedi. Quindi si vogliono buoni, si fanno del cuore della quercia, o del castagno. Per conservarli lungamente, dovrebbesi aggiungere la precauzione d’incarbonire la parte inferiore ch’è tagliata in punta, e coprire di due mani di color comune con olio la parte superiore di questi pali, i quali così preparati durerebbero più di venti anni.

Tutte le operazioni praticate sulla vite ànno tra esse rapporti tanto marcati, che gli ultimi, secondo la maniera che sono fatti, ajutano, o nuocono essenzialmente al successo de’ primi.

Il vignajuolo, secondo la natura del suo terreno,