Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/145

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capitolo ottavo 125

aiuto; e che da Dio solo erangli venute l’idea e la risoluzione che assicurarono il riuscimento.

Chi si spoglierà di ogni preoccupazione, non troverà certamente nè esagerazioni, nè «stravaganze» in questo lavoro sulle profezie. Quanto a noi, abbiamvi ammirate l’erudizione, e la grandezza unite alla semplicità del ragionamento. Rispetto al compimento delle profezie, Colombo stabiliva un l’atto già dichiarato sei anni prima dal nobile gioielliere di Burgos, don Jaime Ferrer, e da quel tempo riconosciuto da filosofi cristiani, da teologi, da vescovi, da principi della Chiesa di un merito eminente.

Sforzandosi di penetrare tutti i segreti di questo globo, e misurando lo zelo degli uomini dal suo proprio, il servo di Dio sperava, ora che aveva avvicinate le contrade lontane, che il nome del Salvatore renderebbesi rapidamente noto a tutta la Terra. Nell’ardore della sua fede, procedeva arditamente da siffatto risultato a questa induzione, che tutte le nazioni si convertirebbero a Cristo; e che, al consentire di tutte le genti nella medesima legge e nella osservanza d’un medesimo pastore, la fine del mondo sarebbe vicina. Quella mente investigatrice, allargato lo spazio, tentava conquistare la nozione del tempo futuro, e conghietturar l’epoca in cui finirebbe. Appoggiandosi all’opinione di sant’Agostino, ammessa da varii teologi, e in particolare dal cardinale Pietro d’Ailly, che il mondo doveva finire nel settimo migliaio d’anni a cominciare dalla creazione dell’uomo, egli aveva calcolato, secondo le tabelle Alfonsine, che la durata di questo globo non doveva andar oltre centocinquant’anni ancora.

Ne’ suoi scritti l’abate Gioachimo di Calabria, tenuto, mentre era in vita qual profeta e santo, e celebrato da Dante, san Vincenzo Ferreri, e san Bernardino da Siena, in alcuna delle loro predicazioni, rappresentarono anch’essi prossima la fine del mondo, quantunque dicessero che Dio poteva disporre altramente. ll dotto astronomo cardinale Nicola di Cusa si occupò anch’egli di siffatta quistione. Penetrato delle idee di Pietro d’AiIly, sull’estinzione del maomettismo e la venuta dell’Anticristo, Colombo tentava, alla sua volta, di fissare mercè calcoli il giungere dell’ultima ora del nostro globo. Ma egli non si fermò