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230 libro quarto


Avendo riposato alquante ore, Diego Mendez e Bartolomeo Fieschi risalirono sui loro canotti.

Essi avevano fatto riempiere d’acquai barili: remarono tutta notte, e la mattina presero terra al Capo San Michele, oggidì chiamato Capo Tiburon, sopra una bella spiaggia, ove accorse incontanente una moltitudine di abitanti del vicinato con gran copia di viveri1.

Passati due giorni in quel luogo per ristorare le sue forze, Diego Mendez noleggiò sei rematori indigeni, e si diresse a San Domingo lontano tuttavia cento trenta leghe. Quando ne ebbe corse quaranta in mezzo ai più gran pericoli, perchè quella parte dell’isola non era per anco sottomessa, e le spiagge andavano talvolta infestate da Caraibi antropofagi, prese terra al porto d’Azua, ove il commendatore Gallego, che amministrava il distretto, lo informò che il governatore generale Ovando era a Xaragua, a cinquanta leghe nell’interno delle terre. Abbandonando il suo canotto, egli partì incontanente per raggiungerlo, andando solo e pedestre in mezzo a tribù non sottomesse o aspreggiate, fra monti alti, fiumi rapidi e foreste inestricabili, che parevano sfidare il suo eroismo: la solitudine non lo spaventava: la sua fiducia in Dio e la memoria del suo Signore lo sostenevano contra i pericoli veri, e contra i terrori dell’imaginazione.

Appena fu Diego Mendez partito, Bartolomeo Fieschi volle tornare indietro per partecipare all’Ammiraglio l’arrivo de’ suoi dispacci ad Hispaniola: ma la spossatezza degli Spagnuoli e degli Indiani era tale, che non potè farli risolvere a seguirlo2. Per niente al mondo avrebbero ritentato in canotto un simile viaggio, il cui riuscimento pareva un miracolo, su cui non bisognava far fondamento due volte. Gli Spagnuoli consideravano quel prodigioso passaggio, fatto in tre giorni e tre notti, come

  1. “Donde luego vino mucha gente de la tierra y trajeron muchas cosas de comer, y estuve dos dias descansando.” — Relacion hecha por Diego Mendez de algunos acontecimientos del último viage del almirante don Cristobal Colon.
  2. Fernando Colombo, Vita dell’Ammiraglio, cap. cv.