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capitolo quinto 231

non meno maraviglioso della conservazione del profeta Giona durante il medesimo spazio di tempo nel ventre della balena1. L’intrepido gentiluomo dovette adunque aspettar la nave che Diego Mendez era andato a chiedere al governator generale.


§ III.


Trattenuti sempre a bordo delle caravelle, gli equipaggi volgevano continuamente verso il nord gli sguardi impazienti aspettando il ritorno del capitano Fieschi speranzosi di scoprirne il canotto. Molte settimane si erano succedute in questa inutile aspettazione. L’influenza della nuova temperatura, gli alimenti esclusivamente vegetali a cui erano ridotti, la mancanza del vino e di cordiali confortativi dopo i patimenti inuditi che aveano sostenuti in quella navigazione senza esempio, abbatterono i temperamenti più deboli2; e buon numero di marinai fu costretto di stare a letto.

Questa circostanza afflisse gli animi già irritati dalle privazioni, dall’incertezza dell’avvenire, dall’isolamento e dall’immobilità a cui erano costretti. I giuochi dei dadi e delle carte si trovavano severamente vietati nella marina castigliana3: d’altronde, a che cos’avrebbero loro servito dadi e carte, quando non si poteva guadagnare un fiasco di vino o perdere un bicchier di liquore? ll magazzino de’ viveri era chiuso. Non vi aveano manovre da fare, nè esercizi di vele o di tiro. Due vedette poste in fazione sulle cabine del davanti bastavano per la sicurezza di quel noioso acquartieramento. La bellezza della rada, degna del suo nome, quella vision terrestre della gloria del

  1. “Parea loro appunto che Dio gli avesse liberati dal ventre della Balena corrispondendo i tre dì e le tre notti alla figura del profeta Giona.” — Fernando Colombo, Vita dell’Ammiraglio, cap. cv.
  2. Oviedo e Valdez, storia naturale e generale delle Indie, lib. III, cap. ix.
  3. Sotto pena di confisca del denaro, e venti giorni di prigione per un marinaio; di quaranta giorni d’arresto per un ufficiale; di cento colpi di frusta per un rematore. — Ordinanza dell’Ammiraglio di Castiglia del 1430, art. xxxiv.