Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/282

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262 libro quarto

salì sulla caravella noleggiata a sue spese, insiem co’ suoi ufficiali, e quelli che gli furono fedeli. Gli altri s’imbarcarono sulla caravella spedita dal governatore. Il 28 giugno le navi abbandonarono la baia di Santa Gloria, ove tanti pericoli e soccorsi misteriosi, tanti patimenti e consolazioni invisibili avevano ad ora ad ora oppresso e rialzato il cuore più grande che fosse al mondo.

La lotta che l’Ammiraglio aveva sostenuta contro i flutti in tutto il corso di questo viaggio, dopo l’ora solenne in cui aveva predetto la tempesta, ricominciò uscito che fu appena dalla baia. La doppia violenza dei venti e delle correnti lo rattenne più di un mese in quel tragitto. Fu cosa notevole, che colle sue vele e co’ suoi esercitati marinai, gli bisognò manovrare continuamente per oltre un mese onde valicare lo spazio che, per divina misericordia, il suo inviato Diego Mendez aveva corso in quattro giorni a remi e in canotto.

Nonostante i nautici perfezionamenti dell’età nostra, lo studio idrografico di quelle spiagge, e gli aiuti della sperienza de’ secoli, non evvi pur oggi ufiìcial di mare, mozzo o ammiraglio, che, per un regno vorrebbe tentare il passaggio dalla Giamaica ad Haiti, nelle condizioni che si offrivano a Diego Mendez. Non si potrebbe disconvenirne; durante questa quarta spedizione appare sempre chiare il prodigioso, e comprendiamo come Colombo aveva ragione di dire ai Re Cattolici, narrando cose tanto straordinarie «chi potrà credere ciò che io scrivo qui?» soggiungendo «in questa lettera non ho riferito la centesima parte di quanto mi è accaduto. Quelli che furono meco potranno accertare la mia asserzione1

  1. Cristoforo Colombo. — “Quien creyera le que yo aqui escribo? Digo que de cien partes no he dicho la una en esta letra. Los que fueron con el Almirante lo attestigiien.” — Lettera ai Re Cattolici datata dalla Giammaica il 7 luglio 1503. — Nella loro traduzione li signori Verneuil e de la Roquette, tutti e due membri dell’Accademia reale di Spagna, dicono: “É molto straordinario che Colombo parli così di sè medesimo,” in terza persona. Coloro che furono coll’Ammiraglio possono attestarlo. Noi siam lungi dal partecipare all’imbarazzo dei due traduttori. Questa forma di linguaggio sfuggita alla penna di Colombo, ci è al contrario una