Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/298

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278 libro quarto


Il carteggio stesso dell’Ammiraglio fa conoscere che ogni settimana giungevano a Siviglia messaggeri della corte. Nondimeno, il 3 dicembre Colombo ignorava ancora la gran calamità, e preparava la partenza di suo fratello don Bartolomeo, di suo figlio Fernando, e del zelante Corvaial: pregava per l’angelica Sovrana, quando già essa aveva ricevuto il premio celeste delle sue opere egregie.

Finalmente egli conobbe la sua sciagura!

Chi sarà che possa dire il dolore di quel cuore eroico, e l’amarezza del suo cordoglio senza nome? Il padre che perde la figlia unica non prova nelle viscere strazio più acuto. Per dipingere questa inenarrabile afflizione, bisognerebbe poter misurare nella sua sublimità l’attrazione di due anime che la Provvidenza aveva predestinate a elaborare la più grand’opera della specie umana. Per la sua immensità il dolore di Colombo toccava all’infinito; il suo patimento molteplice era vasto come lo spirito che animò quel corpo di regina improntato di una indelebile maestà: era lo spezzamento di una simpatia superiore, radicata nella tenerezza dell’anima, nata al soffio lirico dell’entusiasmo per la natura, fecondata dagli splendori della fede, e vivificata in Cristo, che n’era il principio, la salvaguardia e il fine immortale.

L’uomo che aveva addoppiata la creazione, e misurato l’Oceano, non poteva misurare l’immensità della sua perdita.

Il suo unico sostegno in questo mondo era caduto. Egli aveva perduto più assai di una protezione, di una sovrana; aveva perduto la sua amica. Si, la Regina amava con filiale tenerezza e onorava con rispettosa deferenza l’uomo che Dio avevale mandato per raddoppiar lo spazio noto della creazione. Isabella ritrovava in Colombo le sue proprie doti, vale a dire le sue eminenti virtù. Ell’ammirava inoltre quella modestia d’eroe, quella semplicità di santo, quella schiettezza di fanciullo e di poeta, verginalmente conservata da quel patriarca dell’Oceano in mezzo alle vicissitudini degli anni e delle sue favolose fatiche. Ell’amava il contemplatore della creazione, che presentiva le leggi della natura, e ne’ suoi pittoreschi trattenimenti le fidava con gran calore i segreti delle sue percezioni coll’eterna