Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/311

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capitolo ottavo 291

don Diego, qual successore a’ suoi diritti, titoli e privilegi, in virtù dei trattati fatti colla corona di Castiglia nella pianura di Granata, firmati dai due Re, e da essi due volte ratificati con formole solenni. Consigliato da lui, don Diego indirizzò una memoria al Re cattolico per ricordargli i servigi di suo padre, le promesse che gli aveva fatte a viva voce e per iscritto, pregandolo di volerlo rintegrare nel suo governo e nell’esercizio de’ suoi diritti; chiedendo questo atto di equità per sua propria giustizia, e per iscaricare la coscienza della Regina che si era in ciò obbligata. Don Diego lo supplicava di volere, almeno in virtù delle stipulazioni espresse nelle convenzioni reali, nominarlo in luogo, stato e diritti dell’Ammiraglio suo padre, e mandarlo alle Indie, dandogli direttemente, se tale era il sun piacere, consiglieri per assisterlo coi loro lumi nel suo governo1.

A Diego Colombo non venne fatta risposta.

L’Ammiraglio pote credere che questo silenzio procedesse da una irregolarità di forma nella presentazione, e che piacesse al Re di ricevere da lui medesimo l’espressione del suo desiderio: perciò scrisse al Re una breve lettera, franca e insiem rispettosa. Invocando i diritti scritti ne’ trattati, l’Ammiraglio ricorda ch’è stato ingiustamente strappato al suo governo, e che questa ingiustizia fu manifestamente punita da Dio nel suo autore e ne’ suoi agenti, e supplica il Re d’investire suo figlio don Diego, in propria vece, del governo delle Indie. Per mala ventura Colombo, onde commovere il Re, e accelerare la spedizione dell’affare, aggiungeva essere probabilmente le contrarietà cagionate da quegli eterni ritardi la principal cagione della strana e dolorosa infermità che lo rendeva impedito del corpo2.

Ah! una tale confessione diventò la sentenza di Colombo.

  1. “Con que vayan con migo las personas que V. A. sea servido, cuyo consejo y parecer, yo haya de tomar.” Memorial de don Diego Colon. — Las Casas, la Historia de las Indias, Iib. Il, cap. xxxvii, fol. 115.
  2. “Que creo que la congoja de la dilacion deste mi despacho sea aquello que mas me tenga asi tullido.” — Carta del almirante don Cristobal Colon, pidiendo al Rey Catolico. — Suplem. primer. á la colecc. diplom., n° lvi.