Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/322

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302 libro quarto

si possono, almeno, punire prima di provarli: indi, in queste previsioni ipotetiche non v’era pericolo immediato per l’esistenza del regno: perciò Ferdinando non osava invocare questa necessità suprema della pubblica salute, questa generalmente ammessa ragione di stato, che permette sospendere, sciogliere o rompere qualsivoglia obbligo contrario alla legge della propria conservazione.

Se dall’esecuzione dei trattati esistenti fra la Corona e l’Ammiraglio dovevano conseguitare per quest’ultimo vantaggi enormi, essi erano proporzionati ai profitti medesimi della Castiglia. Inoltre quest’eventualità felici, ora divenute oggetto di stupore e d’invidia, erano entrate anticipatamente nello spirito di Colombo, allora ch’egli aveva poste le sue condizioni rimuneratorie. La corte ne stupiva e ne temeva allora; ma egli non n’era in verun modo sorpreso. Tutti i suoi obblighi ei gli aveva adempiuti e oltrepassati: aveva trovato più assai di quello che cercava, e dato ai Monarchi più di quanto aveva promesso e molto al di là delle loro speranze: in guisa che la violazione fragrante degli obblighi della Corona, l’oblio della parola e della firma reale non possono trovare pur l’apparenza di una scusa, e neppure di un pretesto.

Qualunque sia il grado d’indulgenza con cui si voglia considerarla, la condotta di Ferdinando ripugna alla coscienza. Si patisce a vedere sì alto allogarsi cotanto dispregio della giustizia. Il partito preso di non osservare gli obblighi contratti, perchè diventano gravi o impaccianti, e perchè si possiede la forza, offende l’onesta pubblica. La mala fede è tanto più ributtante lorchè si mostra sotto le volte dorate. La premeditazione di Ferdinando, quel suo speculare sulla miseria e l’indebolimento del Rivelatore della Creazione, la sua spoliazione dell’eroe malato, offrono alcunchè di crudele ed empio, come l’attentato contro l’orfanello o la vedova senza protettore. La giustizia non conosce prescrizione alcuna, e la storia non ha perdono per simili iniquità.

La slealtà di Ferdinando doveva indegnare Colombo quanto la Sua ingratitudine; poichè, malgrado il silenzio della sua mo-