Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/404

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384 libro quarto

de’ cristiani nella proporzione, che le sue scoperte fossero per giovare agl’interessi del Cristianesimo e dell’incivilimento, non chiarisce forse in Colombo un vero eroe del Vangelo?

I suoi nobili disegni di scoperte, e i suoi conquisti dello sconosciuto nel campo delle verità scientifiche non alteravano menomamente il candore della sua divozione alla Vergine, di cui amava teneramente il culto, nè la sua filiale pietà verso san Francesco, glorioso fondatore dell’Ordine che gli aveva prestato il primo ricovero, e data la prima assistenza. Se le testimonianze del suo fervore e della sua purezza non risultassero per sè chiaramente da tutti i fatti della sua vita, le sue familiari relazioni coi più dotti e coi più edificanti religiosi del suo tempo basterebbero ad indicare lo stato di perfezione nel quale domandava a Dio la grazia di servirlo.

Questo insieme di aspirazioni, di calcoli disinteressati, d’imprese cristiane, di pie azioni, forma tale accordo, che indarno si vorrebbe trovar nel secolo un altro cristiano così grande per la fede, la costanza nelle prove, la rassegnazione alla volontà suprema.

Ciò che dimostra altresì che il rivelatore del globo non era un uomo semplicemente scelto per la scoperta, ma che, gradevole agli occhi del Signore, egli camminava con fermo passo la via angusta, è che, compita l’Opera sua non gli venne meno il soccorso di Dio; anzi, i favori superni si moltiplicavano insiem colle fatiche dell’Araldo della Croce. Quanto più procedeva negli anni, e tanto più si avanzava in perfezione; tanto rendevaglisi viemaggiormente sentita l’assistenza miracolosa. L’azione cooperatrice della Provvidenza non è solamente sensibile per Colombo, ma diventa manifesta a tutti quelli che la osservano con occhi apparecchiati alla luce. Ma a misura che, fortificato dalle prove e dal soccorso invisibile, egli è diventato capace di sopportar molto, le tribolazioni gli sono scompartite con una oppressiva larghezza, moltiplicate e proporzionate alla grandezza di lui. E nondimeno non isfugge all’Araldo della Croce nessun lamento contra le sue afflizioni. La sua capacità per soffrire diventa immensa come il suo amore. La serenità del suo spirito, sino alla sua ultim’ora, la sua calma angelica nelle angosce della