Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/420

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400 libro quarto

sentire per lui la più leggera riconoscenza. ll Rivelatore del Globo giudicava con tal esattezza le preoccupazioni diffuse contra di lui, che scriveva pochi anni prima: «mi hanno fatto una riputazione così singolare, che se io facessi edificar chiese o spedali, si direbbe che sono caverne per ladri1

Nondimeno, e questo merita di essere notato, i primi cui il tocco di quella Croce restituì a sanità erano precisamente quelli, che, secondo l’esempio di Colombo, onoravano la Croce, appiè della quale aveva amato cotanto di raccogliersi. Senza che se ne rendessero conto, la sua memoria entrava per qualche cosa nella loro venerazione di quel simbolo. Ma tali erano infatti le voci che correano di Colombo, che, fra quei medesimi la cui guarigione miracolosa erale dovuta, nessuno avrebbe osato dichiarare apertamente che appiè la Croce, che la sua pietà aveva eretta, erasi raccomandato a lui.

Che che sia di ciò, non vi ha fatto più certo e meglio testificato di questo della croce miracolosa. Non vi ha motivo nè ragione da supporre qui la menoma frode o connivenza. Questa non è una reliquia dubbia, un oggetto misterioso celato dietro un qualche altare, a cui una inferriata vieta di accostarsi: è una semplice croce di legno, sorgente in pien’aria su di un’altura. Per ottenere i suoi favori non è bisogno di alcun intermediario. Per mezzi impenetrabili di un potere invisibile, questo legno opera a grado della Provvidenza, secondo il merito dell’impetrante; opera, dico, ora sul luogo medesimo in cui la fede lo implora, ora a lontane distanze, col mezzo di particelle che un pio candore ne ha spiccate. La scomparsa posteriore di questa croce non deve affievolire per niente la realtà storica de’ suoi effetti, e l’autenticità de’ suoi prodigi. Quante reliquie gloriose, oggetto della più autorizzata venerazione, sono state anch’esse nelle vicissitudini de’ secoli perdute o distrutte!

La rinomanza di Colombo comincia finalmente a risorgere dall’oblio. Noi portiam ferma speranza che un giorno la santità

  1. Lettera dell’Ammiraglio Cristoforo Colombo alla nutrice del principe don Juan. — Traduzione dei signori di Verneuil e de la Roquette, membri dell’Accademia reale di storia di Madrid.