Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/447

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

capitolo undecimo 427

fezione il padre infermo: quantunque fosse gentiluomo della casa della Regina e figlio del Vice-re delle Indie, non vergognava faticare all’uopo come l’ultimo de’ mozzi: l’istinto del marinaro si rivelava in lui in un modo che sorprendeva e dilettava l’Ammiraglio, in mezzo ai suoi patimenti del cuore e ai suoi dolori corporali.

Fernando per farsi innanzi nella via dell’onore e della virtù sapea ben egli chi dovea imitare per la sua elevazione di spirito: per la ragione precoce, per la sagacità di osservazione, per la modestia, per l’attrattiva del conversare1 ricordava vivamente a ciascuno l’illustre suo padre. La sua attitudine particolare alle scienze geografiche e nautiche manifestava l’eredità dei doni, senza che il suo sviluppo intellettuale così rapido avesse rallentato lo sviluppo, non meno pronto, delle forze del suo fisico: era più alto del padre, e di maggior persona dello zio Adelantado. Tuttavia, a malgrado di questi vantaggi esteriori, dopo la morte dell’Ammiraglio, don Fernando si consacrò unicamente a Dio ed alla scienza. Il distacco più intero dal mondo si operò nel suo cuore prima che i disinganni della vita, e la perdita delle illusioni avessero potuto ispirargli tal sacrifizio. Datosi al Signore nel fiore della sua gioventù, come un casto giglio posto sui gradini del santuario, esalò lungi dal mondo la fragranza delle sue virtù. Comprendendo che la felicità di essere nato da Cristoforo Colombo avanzava ogni gloria, e che rimarrebbe sempre immerso nella luce di quella illustrazione, come il pianeta Mercurio ci è quasi invisibile a motivo della sua vicinanza al sole, non pensò che ad imitare le virtù di un padre, di cui non er’uomo al mondo che potesse pretendere di uguagliare il genio.

La terribile maestà dell’Oceano, i prodigi della Grazia, e la sublimità di Cristoforo Colombo, erano stati i primi oggetti che si offrirono alla riflessione di don Fernando: nell’abbandonare le corte di Castiglia gli s’impresse in mente alcunché di grande

  1. Il suo nemico Oviedo y Valdez è forzato di rendere a lui giustizia su questo punto. “Y mas de ser de mucha nobleza y afabilidad y dulce conversacion; es docto en diversas ciencias; y en especial en cosmographia...” — La Historia natural y general de las Indias, lib. III, cap. vi.