Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/453

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capitolo undecimo 433

chè si fosse della sua vita pia, e della sua intera rinunzia al mondo. Se avessero conosciuto la sincerità della sua annegazione cristiana, più naturalmente avrebbero supposto, secondo ogni verosimiglianza, che l’orgoglio castigliano di suo nipote don Luigi Colombo, primo duca di Veraguas, puro idalgo, avente nelle sue vene sangue reale per parte di sua madre, cavalier brillante, galante, fastoso e alcun po’ dissipatore, aveva corretto a modo suo diversi passi del manoscritto dello zio, prima di deporlo nelle mani del patrizio genovese Fornari, nel 1568, vale a dire trentaquattro anni dopo vergato, affine di lasciar così nella indeterminatezza la vera patria di Cristoforo Colombo e per conseguenza l’origine de’ suoi avi.

Rifiutando di porre a servigio delle vanità mondane, e delle affezioni carnali la potente comprensione ond’era dotato, per applicarla unicamente allo studio delle scienze ed alla contemplazione della natura, don Fernando era giunto ad addentrarsi in quasi tutti i rami dello scibile: era egli una vera enciclopedia vivente. Da sè medesimo, o mercè i dotti che avevasi intorno, avrebbe potuto discutere de omni re scibili, perocchè ospitava poliglotti, ebraicizzanti, dottori in utroque, astronomi, naturalisti, fisici, geografi, teologi e poeti. Questa vita di fatica, di orazione, d’insegnamento, soggetta ad una regolarità claustrale, che diffondeva incessantemente un’istruzione profittevole al cuore della gioventù, sollevandola a Dio, conteneva segrete delizie nelle sue stesse fatiche, nella sua stessa monotonia. Fernando Colombo era giunto a fondare, sotto nome di collegio delle matematiche, una vera accademia di scienze, ed a suscitare l’emulazione de’ forti studi. Scrisse un’opera in quattro volumi, contenente il riassunto de’ suoi viaggi e di quelli di suo padre. Questo lavoro, che fu l’opera sua capitale, ebbe anch’esso la sorte della maggior parte de’ suoi scritti: andò perduto, e perfino il suo titolo, che si leggeva in passato, nell’iscrizione della sua tomba, e cancellato dal tempo, omai non si legge più. L’indifferenza di don Fernando per la gloria personale lo aveva impedito di fare stampare cotesta raccolta delle sue osservazioni: egli evitava, eziandio, ogni spesa, la cui utilità non gli sembrasse immediatamente sicura.

Roselly, Crist. Colombo, T. II. 28