Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/457

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capitolo undecimo 437


In quell’islante l’ago del pendolo passava dal mezzodì all’un’ora. Diversi erano presenti, e fra gli altri l’abate Giovanni Tirado, curato della parrocchia; il licenziato Marco Felipe, suo amico, Pedro de Arana, suo parente, e il bacelliere Giovanni Peroz, suo bibliotecario, i quali figurarono come testimoni nell’atto di morte, scritto un’ora dopo1 dall’alcade di Fuentes, assistito da quattro notai. Correva il 12 luglio 1539.

La perdita del dotto e virtuoso don Fernando Colombo, il primo illustre personaggio scientifico della Spagna, fu vivamente sentita dagli uffici della marineria. I Francescani lamentarono venuta meno con lui un’affezione ereditaria, i poveri piansero perduto un benefattore, i professori un modello ed un protettore. Tutta la città presentiva come questa morte pregiudicherebbe al Collegio delle matematiche, all’accademia composta dalle sue cure, non meno che agli istituti letterari che ne dovevano formare gli annessi, e sopratutto ai disegnati stabilimenti de’ passeggi pubblici e delle vie lungo il fiume. Le sue esequie furono celebrate con tale e tanta pompa, che fu poscia impossibile usarne maggiore per principi, e neppure per l’Imperatrice2.

In tal guisa si dipartiva dal mondo l’ultimo membro della famiglia di Colombo, che aveva avuto il vanto di amare e servire il Rivelatore del Globo.

Raffrontando la vita così pura di don Fernando Colombo coll’arringo sempre attraversato del fratello primogenito, il secondo Ammiraglio delle Indie; ricordando i loro due zii, don Bartolomeo e don Diego, fedeli ausiliari dell’Araldo della Croce; ve-

  1. “El licenciado Marcos Felipe relator de los grados, diciendo ser fallecido dicho Colon habia una hora (segun tres deponen de vista, Juan Tirado Presbytero, Pedro de Arana, Bachiller Juan Perez).” — Coleccion de documentos ineditos para la historia de Espaňia, tomo XVI.
  2. “.... Fué tan devota y solemne quo por ningun principe ni por la Emperatriz nuestra señora, se dijo ni hizo mas.” — Declaraciones del testamento de D. Hernando Colon que hizo su albacea y antigo el licenciado Márcos Felipe relator de la Audiencia Real de grados de Sevilla. — Vedi gli articoli 6 e 10 del Rendiconto dell’esecutore testamentario.