Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/49

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capitolo terzo 29

gior copia: ne’ venti giorni che precedevano que’ loro lavori, si separavano dalle mogli1, vivevano casti e s’imponevano digiuni2. Quest’uso fu messo a profitto dell’Ammiraglio: dichiarò agl’infingardi affamati d’oro, venuti ad Ispaniola per isbramarsi, che sarebbe vergogna a’ cristiani di far meno degl’indigeni pagani, tralasciando di porre la loro ricerca sotto la protezione di Dio. Soggiunse che, affine di rendere doppiamente utili le loro fatiche, essi dovevano, prima di porre mano alle miniere, cessare dalle loro violenze, dismettere la loro vita dissoluta, confessare lo loro colpe, porsi in istato di grazia, vivere nella continenza, e far penitenza; che, così riconciliati con Dio, le loro fatiche sarebbero benedette, ed otterrebbero più abbondantemente anche i beni temporali3. Cristoforo Colombo non concedette licenza di lavorar nelle miniere altro che a quelli la cui regolarità di costumi era attestata dai sacerdoti della colonia.

Questo comando irritò nel più profondo del cuore gli alteri e stizzosi idalghi, che non avevano potuto imbarcarsi col commissario reale Aguado: avevano sperato, che, partito l’Ammiraglio, suo fratello l‘Adelantado, meno scrupoloso, fosse per concedere loro la facoltà di andare alle miniere; ma don Bartolomeo teneva mano ferma all’esecuzione degli ordini del vice-re.

  1. Oviedo y Valdez, la Historia natural y general de las Indias, lib. V, cap. iii.
  2. Gli indigeni della costa di Veragua, vicino all’istmo di Panama, dicevano altresì, che essi scoprirebbero l’oro, osservando l’astinenza, e separandosi dalla compagnia delle donne. — Fernando Colombo, Vita dell’Ammiraglio, cap. xciv.
  3. Tuttavia questa santità non era a grado di tutti. Poichè, quanto alle donne, alcuni dicevano che eglino ne erano separati più degli Indiani, perchè esse erano in Ispagna; e quanto ai digiuni, molti cristiani morivano di fame, e mangiavano sole radici ed altri cibi cattivi. Dicevano poi quanto alla confessione, che la Chiesa non ve li obbligava che una volta all’anno, a Pasqua; che Dio non domandava a loro di più, e tanto doveva bastare all’Ammiraglio. — Oviedo e Valdez, Storia generale e naturale delle Indie, lib. V. cap. iii. Traduzione di Giovanni Polenrs, cameriere di Francesco I.