Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/56

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36 libro terzo


L’ingiuria fatta al più gran cacico dell’isola fu vivamente sentita dai cacichi subalterni. I suoi vicini, i cui sudditi erano indegnamente malmenati, si rivolsero a Guarionex, che si trovava per nascita il più nobile, e il primo de’ sovrani d’Hispanìola, e lo strinsero a liberare il paese da que’ tiranni stranieri, allor appunto ch’erano dispersi, e di cagionevole salute. Guarionex, poco battagliero, e sopratutto poco sicuro sull’esito di una lotta contro gli Spagnuoli, che, oltre alle loro taglienti spade, portavano con sè la folgore, ed avevano per alleati cavalli indomiti e cani sanguinari, non approvava la guerra, e proponeva dilazioni. Ma i suoi cacichi inferiori, e i suoi ufficiali si erano infiammati di un sì patriotico ardore, che gli lasciarono la scelta di pigliar subito le armi o di venire considerato qual traditore al suo paese, indegno del suo popolo e spogliato della corona. Dovette cedere. Alla testa di quindicimila guerrieri, Guarionex moveva a raggiungere segretamente altre schiere ne’ boschi circondanti la Vega, allorchè l’Adelantado informato del complotto, riunì in fretta ai soldati validi i convalescenti, e con una marcia notturna andò a sorprendere il campo di Guarionex. La sua prontezza e la sua vigoria, del paro che l’abilità della sua tattica, ebbero in breve messo in rotta quell’esercito, comechè grosso. Don Bartolomeo riuscì ad impadronirsi de’ principali cacichi autori del complotto, e fra gli altri dello sciagurato Guarionex, che prima n’era stato disapprovatore, indi vittima.

Confidenti nella generosità del fratello dell’Ammiraglio, i sudditi di Guarionex, che certamente rimproveravano allora a sè medesimi la sua sorte, vennero a supplicare l’Adelantado di render ad essi il loro re. Questa dimanda non poteva essere accolta. Allora si raccolsero in numero di circa cinquemila, e si fecero presso alla dimora ov’era imprigionato il loro principe: non avevano ad armi che i loro gemiti, e passavano le notti e i giorni ad urlar di dolore coricati per terra: non potendo liberarlo, gli provavano almeno il loro attaccamento con quelle testimonianze di desolazione. Tocco delle loro lagrime, e forse importunato dai loro urli, non potendo risolversi ad incrudelire contra un’afflizione sì naturale, e punir di morte