Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/65

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capitolo quarto 45

Dispregiando la grazia offerta, Roldano rispose che non l’accettava, non avendone bisogno; che per lo contrario egli poteva a suo grado sostenere o distruggere l’autorità dell’Ammiraglio. Affettando l’indegnazione dell’uomo onesto, dichiarò di non volere ascoltare alcuna proposizione sin che non gli fosse reso conto degli sciagurati Indiani rapiti nel distretto della Concezione; che, ad ogni modo, non consentirebbe trattare altro che con Alonzo Sanchez di Carvaial, il qual era uomo onesto.

Questi elogi, e questa eccezione fecero dapprima sospettare della fede di Carvaial. Si misero fuori contra di lui indizi, pratiche aperte, e segrete intelligenze coi ribelli; venne ricordato che aveva dato loro viveri ed armi; che invece d’imprigionare Roldano, quando lo aveva seco a bordo, lo aveva convitato e festeggiato due giorni interi; indi, ch’era tornato da Xaragua scortato dalla schiera di Gamez sino in vicinanza di San Domingo; e che, il giorno medesimo del suo arrivo, aveva scritto ai ribelli riuniti a Bonao. Nonostante la gravità di queste presunzioni, Colombo ebbe sempre fede nella lealtà di Carvaial; e, lungi dall’ascoltar quelli che aveva intorno, e che lo stimolavano a non impiegarlo più oltre in sì dilicato ufficio, avendo l’Ammiraglio per vera la nobiltà di carattere di quell’idalgo, si fidò alla sua lealtà, e lo incarico di continuare il cominciato componimento.

Carvaial fu, dunque, di nuovo mandato ai ribelli; ma questi, tanto più alteri, quanto più erano fatti conscii della debolezza del governo, non vollero punto udirlo, quantunque fosse il commissario di loro elezione; sendochè, dicevano, presentavasi senza ricondurre i prigionieri indiani, condizion prima della sommissione. Nondimeno Carvaial, avendo ottenuto, a motivo delle sue relazioni anteriori, di conferire col capo di quelle masnade brutali, consegnò a Roldano una lettera dell’Ammiraglio, in cui l’anima di lui traspariva in uno stile chiaro e semplice come il suo cuore.

Amiamo darla qua per intero:

«Caro amico, la prima mia cura giungendo in questa capitale, dopo avere abbracciato mio fratello, fu di chiedere le vostre notizie. Voi non potreste dubitare, che, dopo la mia fami-