Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/204

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
196 libro primo

quattro leghe. Gli equipaggi ne furono atterriti. Colombo consegnò con brevi parole nel suo giornale l’espressione della sua ammirazione.

La domenica nubi e folta nebbia si sollevarono dalle acque. Colombo notò la dolcezza della temperatura, la trasparenza delle onde, lo splendore del cielo più diafano, e un gradevole odor marino. Ad una certa distanza il mare ritraeva del verde perchè coverto d’erbe che parevano di fresco spiccate da scogli. Tutti accolsero lietamente questo indizio della prossimità delle terre: ma l’ammiraglio non cadde nel loro errore, e disse: «io calcolo che la terra-ferma è tuttavia lontana.» Le navi erano sospinte da un vento gradevole; le correnti favorivano la navigazione; l’erba mostravasi in copia; era erba di scogli, e nondimeno l’equipaggio rimaneva cupo: i piloti non parlavano, ma si guardavano l’un l’altro in una sinistra taciturnità: ei non si lamentavano, e parea volessero vicendevolmente nascondersi la causa della loro inquietudine. L’ammiraglio gli indovinò: si erano finalmente accorti della variazione magnetica: allora fece ad essi tale spiegazione scientifica di questo fenomeno che giovò pel momento a rincuorarli.

ll l7 settembre giungevano a quegli spazi di mare in cui l’influenza tropicale si fa deliziosamente sentire. «Ineffabile giocondità vi regnava in sul mattino, scrive Las Casas; non vi mancava altro che il canto degli usignuoli. La stagione correavi come nell’aprile in Andalusia.» L’aere diventava sempre più temperato.


§ IV.


Verso la parte del Globo ove comincia questa specie di gran prati oceanici, una misteriosa division cosmografica pare operarsi così ne’ cieli come nelle acque, e sull’uomo opera alcun che di sconosciuto e non mai provato: si presentano aspetti imponenti, e si comincia a risentire la possanza delle regioni equatoriali, e i presagi del cielo australe.

Sotto queste maestose latitudini, l’Oceano non la cede alla terra in fatto di magnificenza. Una indicibile soavità giace dif-