Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/206

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198 libro primo

ne cancella il carattere: solo alla magnificenza dello splendore succede una diversa imagine dell’infinito. Appena si spegne l’ardente illuminazione dell’occaso, il mare si avviluppa d’ombre, si oscura e diventa silenzioso: Una calma augusta addormenta i venti e le acque. In breve, nelle sue profondità, l’azzurro del firmamento si rischiara: mentre nella sua vôlta successivamente si accendono i lontani soli onde il Creatore seminò lo spazio, l’orizzonte, sino alla sua media altezza, si veste de’ prestigi della luce zodiacale, sì poco conosciuta nella nostra Europa.

La trasparenza e la tepida eguaglianza degli strati atmosferici temperano lo scintillare delle stelle, che versano una chiarezza candida e tranquilla sullo specchio del mare addormentato; la limpidezza dell’aria lascia le loro luminose coorti apparire in numero infinito. Come un torrente luminoso, la via lattea fa scorrere i suoi astri negli abissi della vôlta celeste. Di tanto in tanto qualche suono misterioso pare traversare lo spazio. L’orecchio ode un vago mormorio, improvvisi e brevi romori; sono squadroni lontani di balene avviate dal circolo polare ai mari dell’Equatore, ovveramente una d’esse ch’erra solitaria e soffia con violenza lanciando le sue colonne d’acqua. Ora stormi di uccelli affaticati passano invisibili in aria al di sopra delle navi, e gettano qualche interrotto grido, qual parola di richiamo in mezzo alle tenebre. Odori portati dai venti, e che il fresco della sera condensa, penetrano l’odorato del loro acre e certe volte balsamico profumo.

Anche i fenomeni notturni dell’Oceano hanno la loro cupa grandezza: al brillante riflesso de’ cieli si aggiungono le fosforescenze, le illuminazioni di tutto ciò che si muove ne’ flutti. La menoma ruga della superficie emette faville. Sotto quel cristallo verdastro, chiarori indefinibili, furtivamente erranti, corpi in forma di globi, passano e girano mandando luce. Innumerevoli sciami di mammari e di nereidi si levano alla superficie, tutta popolata di animaletti fosforescenti. I giuochi incessanti delle boniti, il passaggio di qualche gran cetaceo, e il solco della nave producono col loro urto deboli onde, la cui spuma è sempre mescolata di faville.

La potenza di fecondazione dell’umido, in seno a cui comin-