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CAPITOLO OTTAVO.

Scoperte delle miniere d’oro sulle rive dell’Oceano. — Partenza di Colombo per la Castiglia coi malati, il cacico Caonabo e trentadue prigionieri indiani. — Le correnti e i venti contrari lo travagliano lungamente. — Approda alla Guadalupa per pigliarvi de’ viveri. — Aflfezione romanzesca di una principessa antropofaga pel caraiba Caonabo. — Indifferenza e indomito orgoglio del cacico. — Muore a bordo. — La fame si fa sentire. — Gli equipaggi guardano con occhio ostile gl’Indiani, e vogliono gettarli in mare per economizzare le razioni. — L’ammiraglio veglia sopra di loro e predice il giorno in cui si scoprirà terra. — Arrivo a Cadice.


§ I.


L’ammiraglio comandò incontanente di ristaurare la Santa Clara, e di costruire un’altra caravella, con nome di Santa Croce; comprendeva l’urgenza di giungere in Castiglia nel tempo stesso che vi arrivava il suo nuovo accusatore. Durante la costruzione della nuova nave, per la quale s’impiegavano le tavole delle caravelle distrutte, ricevette, qual ristoro di tante sciagure una notizia che doveva giovare meglio alla sua difesa dell’esposizione della sua amministrazione, diretta da una prudenza superiore e il cui unico torto era stato una troppo grande bontà.

Alcuni mesi prima di quel terribile uragano, il giovane Michele Diaz d’Aragona, addetto al servizio di don Bartolomeo Colombo, giovane di buon cuore e di bell’aspetto, ma troppo violento, aveva appiccato lite con uno de’ suoi compatriotti: alla presenza di alcuni Spagnoli, si batterono col coltello secondo il costume de’ Catalani. L’avversario di Michele Diaz cadde intriso nel proprio sangue, e Michele, sapendo l’inflessibilità di don Bartolomeo, non osò, quantunque suo domestico, d’implorarne il perdono; quindi prese la fuga accompagnato dai testimoni del duello. Giunsero alle rive dell’Ozanna, sul territorio di una giovane cacica, la cui bellezza sorprese Michele Diaz, e che si accese incon-