Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/201

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xlix - persecuzione de’ repubblicani 191

fu risparmiato, ad onta dell’onor nazionale che dovea salvarlo e del diritto di tutte le genti. Fu imbarcato colla sua truppa, partí solo colla sua truppa, e non domandò neanche dei napolitani.

E vi è taluno il quale ardisce di mettere in dubbio che Mégeant sia un traditore? E quest’uomo intanto ancora «disonora, portandolo, l’uniforme francese», che è l’uniforme della gloria e dell’onore?1. Bravi ed onorati militari destinati a giudicarlo! avvertite: il giudizio, che voi pronuncerete sopra di lui, sará il giudizio che cinque milioni di uomini pronunzieranno sopra di voi!


XLIX


PERSECUZIONE DE’ REPUBBLICANI


Dopo la partenza di Mégeant, si spiegò tutto l’orrore del destino che minacciava i repubblicani.

Fu eretta una delle solite Giunte di Stato nella capitale; ma giá da due mesi un certo Speziale, spedito espressamente da Sicilia, avea aperto un macello di carne umana in Procida, ove condannò a morte un sartore, perché avea cuciti gli abiti repubblicani ai municipi, ed anche un notaro, il quale in tutto il tempo della durata della repubblica non avea mai fatto nulla e si era rimasto nella perfetta indifferenza. — Egli è un furbo — diceva Speziale: — è bene che muoia. — Per suo ordine morirono Spanò, Schipani, Battistessa. Quest’ultimo non era morto sulla forca; dopo esservi stato sospeso per ventiquattro ore, allorché si portò in chiesa per seppellirlo, fu osservato che dava ancora qualche languido segno di vita. Si domandò a Speziale che mai si dovea fare di lui: — Scannatelo — egli rispose.

Ma la Giunta che si era eretta in Napoli si trovò per accidente composta di uomini dabbene, che amavano la giustizia


  1. Espressione del primo console in circostanze quasi simili.