Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/229

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frammento primo 219


Le costituzioni si debbono fare per gli uomini quali sono e quali eternamente saranno, pieni di vizi, pieni di errori; imperocché tanto è credibile che essi voglian deporre que’ loro costumi, che io reputo una seconda natura, per seguire le nostre istituzioni, che io credo arbitrarie e variabili, quanto sarebbe ragionevole un calzolaio che pretendesse accorciare il piede di colui cui avesse fatta corta una scarpa. Quando una costituzione non riesce, io do sempre torto al legislatore; come appunto, quando non calza bene una scarpa, do torto al calzolaio.

Il voler tutto riformare è lo stesso che voler tutto distruggere. Il volere immaginare una costituzione, la quale debba servire agli uomini savi, è lo stesso che voler immaginare una costituzione per coloro che non ne hanno bisogno, e non darla intanto a coloro che ne abbisognano. Tu sai che questa è l’idea che io ho della costituzione francese del 1795. Questa costituzione è buona per tutti gli uomini? Ebbene: ciò vuol dire che non è buona per nessuno, e dopo due costituzioni repubblicane ce ne vuole ancora un’altra per formar la felicitá della repubblica.

I nostri filosofi, mio caro, sono spesso illusi dall’idea di un ottimo, che è il peggior nemico del bene. Se si volesse seguire i loro consigli, il mondo, per far sempre meglio, finirebbe col non far nulla. Il tempo dopo un costante periodo rimena le stesse idee, le stesse veritá, gli stessi errori. Noi rassomigliamo ai filosofi della Grecia de’ tempi di Platone e di Aristotile, quando, stanchi de’ vizi di tutt’i popoli e de’ disordini di tutt’i governi loro noti, si occupavano della ricerca di una costituzione che fosse senza difetti, da servire ad un popolo che non avesse vizio alcuno. Allora fu moda, come lo è oggi, che ognuno, il quale ambisse fama di pensatore, formasse un progetto di costituzione; e ciascuno spacciava la sua come l’unica che potesse stabilirsi e durare. Che ne avvenne? Allora appunto fu che la Grecia perdette tutte le sue costituzioni: prima si contentava delle migliori leggi che potesse avere, e con esse temperava i suoi vizi; quando volle le ottime, i suoi vizi non ebbero piú freno. L’ottimo non è fatto per l’uomo...