Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/238

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228 lettere a vincenzio russo

in nazione, la volontá generale rimane sempre unica, ma cresce il numero delle volontá individuali in ragion dell’aumento del numero degli individui; crescono col numero le dissimiglianze tra le due volontá, e colle dissimiglianze crescono i malcontenti e gli oppressi. Questa è la ragione per cui durar non possono le grandi repubbliche, poiché, essendo impossibile che tante volontá individuali possano tutte andar di accordo colla generale, sará inevitabile o che ciascuno dia sfogo alla sua volontá individuale, ed allora lo Stato cadrá nell’anarchia; o che vi sia una forza, la quale costringa l’uomo ad ubbidire anche suo malgrado: questa forza dovrá esser diversa dalla forza del popolo, e l’uomo allora non sará piú libero: sará o licenzioso o schiavo.

Ma osservisi dall’altra parte l’ordine della natura, e vedrassi che ella ha indicati i rimedi a tutti quei mali che temono i filosofi. Osserviamo come si formano le leggi. I primi uomini che si unirono in societá, in piccolo numero, di costumi semplici e pressoché uniformi, ebbero poche leggi: ciascuno presso a poco bastava a se stesso; pochi erano i bisogni pubblici, pochi i pubblici mali; le loro leggi non erano altro che le pratiche de’ loro maggiori. Ma queste leggi, sebben poche di numero, erano però severe: ciò vuol dire che abbracciavano tutti gli oggetti: proprietá, matrimoni, religione, costumi, vesti, cibo, le corde istesse della lira di Timoteo...; tutto con oggetto della legge, perché tutti volean lo stesso. Cosi a Sparta, sotto il piú severo de’ governi, l’uomo continuava ad esser libero.

Crebbero le popolazioni, si estesero le idee, i bisogni si moltiplicarono, la volontá privata non fu piú uniforme alla pubblica, il costume antico perdette la sua santitá, incominciarono le frodi alle leggi, la frode fu seguita dal disprezzo, il disprezzo dall’insulto. Per distruggere la legge si fece guerra ai difensori delle medesime; venne l’anarchia, e dopo l’anarchia il dispotismo. Ma sai tu perché l’usurpatore fu accetto? Perché rallentò il rigore delle leggi antiche; perché non si occupò che di pochi oggetti, che sottopose alla volontá sua, che allora prese il nome di «volontá generale», ed abbandonò il rimanente alla