Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/241

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frammento secondo 231

di evitar quelli senza perdere questi. Vorrei conservare al piú che fosse possibile l’attivitá individuale. Allora la repubblica sará, quale esser deve, lo sviluppo di tutta l’attivitá nazionale verso il massimo bene della nazione, il quale altro non è che la somma dei beni dei privati. L’attivitá nazionale si sviluppa sopra tutt’i punti della terra. Se tu restringi tutto al governo, farai sí che un occhio solo, un sol braccio, da un sol punto debba fare ciò, che vedrebbero e farebbero mille occhi e mille braccia in mille punti diversi. Quest’occhio unico non vedrá bene, lento sará il suo braccio; dovrá fidarsi di altri occhi e di altre braccia, che spesso non sapranno, che spesso non vorranno né vedere né agire: tutto sará malversazione nel governo, tutto sará languore nella nazione. Il governo deve tutto vedere, tutto dirigere.

Quanto piú rifletto su questi oggetti, tante piú ragioni trovo da credere che fondar la repubblica napolitana altro non sia che rimetter le cose nell’antico stato, e togliere gli ostacoli che le vicende dei tempi e la barbarie degli uomini hanno opposti alla naturale libertá dei popoli. Se il ristabilimento del sistema municipale ci procura infiniti vantaggi, ci salva anche nel tempo istesso da mali infiniti. Gli oggetti della legislazione debbono esser generali, ed intanto la natura non produce che individui. Il governo, per esempio, ha bisogno di tributi certi, pagati in tempi determinati; ed intanto i prodotti della nazione, dai quali debbonsi i tributi raccôrre, sono vari ed incerti. Una popolazione non ha che derrate, un’altra non avrá che manifatture: tra quelle stesse le quali non hanno se non una ricchezza territoriale, qual varietá nei prodotti e nei tempi dei prodotti! Una popolazione della Messapia non ha altro prodotto che l’olio, e deve aspettarne il ricolto nel mese di novembre; l’abitante dei piani della Daunia, pastore ed agricola, lo ha giá nel mese di luglio; pastore ed agricola, l’abitatore delle fredde montagne dell’Apruzzo deve aspettare fino a settembre: l’agricoltore raccoglie in un giorno solo il frutto delle fatiche di un anno; il manifatturiere lo raccoglie ogni giorno; il commerciante aspetta il tempo delle fiere. Ben duro esattore sarebbe