Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/248

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238 lettere a vincenzio russo


Si è fatto tanto caso dell’«iniziativa delle leggi»: parola che Delolme ha posta in moda, e che è inutile fuorché nell’Inghilterra. Ove non vi è conflitto d’interessi, ove i motivi di corruzione (poiché questi non è sperabile che si tolgano in verun governo) sono eguali in tutti, ivi date l’iniziativa a chi volete. A che serve mantenere assoldata un’assemblea di cinquecento progettisti?

È un bel dire che la divisione dei Consigli arresti la naturale rapiditá del corpo legislativo. Tu soggetterai, come piú ti piace, i due Consigli a due, tre, quattro letture; stabilirai quell’intervallo che vorrai tra una lettura e l’altra: ma prevederai tu che vi possono esser dei casi di urgenza, in cui sia necessario dispensare a questa formalitá? Or chi sará il giudice di questa urgenza? Lo stesso corpo legislativo. E allora addio formole, addio istituzioni! Tutto sará rovesciato. Tra cento leggi promulgate dal poter legislativo francese, tu conterai novantanove precedute dalla dichiarazione di urgenza, ed una appena che sia realmente urgente.

Io son persuaso della veritá della massima di Pagano, che i pochi e savi meglio riescono a proporre, i molti meglio riescono a discutere ed approvare. Trovo al par di lui lodevole l’istituzione dei senati nelle repubbliche antiche. Ma nelle moderne, né quelli che propongono sono pochi, né quelli che risolvono sono molti; ed a forza di un segreto sorite si è ridotta la differenza, che passa tra coloro che propongono e coloro che risolvono, ad esser quasi che insensibile. Una differenza immensa vi era tra il senato ed il popolo di Atene. Ma immagina per poco che tutto il popolo ateniese fosse stato composto di sole centosettanta persone; ed aggiugni che tutti fossero stati saggi, intelligenti, ben costumati, quali debbono essere o almeno suppor si debbono i nostri rappresentanti, e lontani tutti da quei vizi che rendono il popolo inetto a far buone leggi; immagina, dopo ciò, che un legislatore avesse detto a cinquanta di essi: — Voi siete il senato — ed agli altri centoventi: — Voi siete il popolo: — io temo forte che i sollazzevoli ateniesi avrebbero riso del loro Solone. Siccome molte massime riescono in piccolo e non in