Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/254

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244 lettere a vincenzio russo


Quale stranezza è mai quella di credere che si possa diminuire la forza di uno Stato! Se uno Stato ha bisogno di poche forze, le sue forze saran piccole; ma non ti lusingare di potere impunemente diminuir quella forza di cui la nazione ha bisogno. Che se tu vorrai dividerla, io ti dimando: quella parte di forza, che togli al potere esecutivo e commetti ad un altro potere, rimarrá inoperosa o sará attiva? Nel primo caso ti viene a mancare la forza necessaria alla conservazione dello Stato; nel secondo tu non farai che un giuoco di parole, poiché ogni potere che dispone della forza io lo chiamo «potere esecutivo».

Ecco la differenza tra i legislatori antichi e moderni. Non mai quelli si avvisarono d’indebolire i poteri, perché si avvidero che l’indebolimento potea solo impedire il bene: essi avrebbero conservata sempre tanta forza da fare il male. Se il potere esecutivo non avrá tanta forza da difendere le frontiere, ne avrá però sempre tanta da circondare, da opprimere un collegio elettorale. Invece dunque d’indebolire i poteri, essi li rendevano piú energici, e cosí, essendo tutti egualmente energici, venivano a bilanciarsi a vicenda.

Ma, se la forza armata di una nazione deve assolutamente dipendere dal potere esecutivo, vi sono tante altre forze, meno pericolose, ma non meno difficili a superarsi, che si possono mettere in guardia dagli altri poteri; ed in questa ripartizione appunto di forza e di opinione consiste tutto il mirabile delle grandi legislazioni. I costumi de’ maggiori, il rispetto per la religione, i pregiudizi istessi dei popoli servon talora a frenare i capricci dei piú terribili despoti, anche quando al potere esecutivo sia riunito il legislativo: quali vantaggi non se ne potrieno sperare ove i poteri fossero divisi?

Non so se tu hai paragonato mai il dispotismo di un sultano di Costantinopoli con quello di un imperatore di Roma. Di questo paragone io mi sono piú volte occupato. Non ti dirò giá con Linguet che in Costantinopoli vi sia piú libertá che non eravene in Parigi sotto Luigi decimoquinto, ma ardisco dirti però che, dovendo scegliere, avrei amato meglio vivere in Costantinopoli che in Roma. Il dispotismo turco è piú feroce, ma meno